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Cornamusa svedese

 

 

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Northern traditions

 

La cornamusa in Svezia

Traduzione dall’inglese di Elena Gozzer da un testo di OLLE GÄLMO...

 Visitate il sito originale!!!   

Introduzione

Nonostante  sia pressoché ignoto agli stessi svedesi , la storia della  cornamusa  in Svezia  è antica. A partire dal  1300  si trovano nelle chiese svedesi immagini di cornamuse e di suonatori di cornamusa. Perciò la conoscenza, almeno dello strumento, risale a molto tempo fa. Non esistono prove che la cornamusa fosse suonata in Svezia nel Medioevo, ma non c’è ragione di dubitarne – la Svezia era allora profondamente influenzata dalla cultura dell’Europa centro-settentrionale, e fonti più tarde,  a partire dal 1600 fino al 1800, descrivono senza particolare stupore situazioni in cui la cornamusa veniva suonata   - sembra che la presenza dello strumento in quel contesto non fosse avvertita come sorprendente o esotica, ma fosse al contrario  normale e consueta.

Ma solo un esemplare di cornamusa è sopravvissuto nel ventesimo secolo alla battaglia con i meno esigenti violino e fisarmonica. Nel Dalarna occidentale le cornamuse erano ancora comuni  nel 1800 e l’ultimo musicista suonava ancora negli anni ‘40. Gudmuns Nils Larsson (1892 – 1949) non conosceva che pochi brani per cornamusa, ma poiché era l’ultimo suonatore di cornamusa, rappresentava l’unico legame con il passato.

 

La rinascita della cornamusa svedese

Nel 1943 il museo Nordico di Stoccolma pubblicò un articolo , “Sackpipan i Sverige” (La cornamusa in Svezia) dell’etnologo Mats Rehnberg (1915-1984). Nel 1937 Rehnberg era risalito all’esistenza di una tradizione relativa alle cornamuse partendo da  una parola del dialetto del Dalarna. In seguito, durante l’evacuazione delle collezioni del museo Nordico nel 1939, alcune insolite (e molto secche) cornamuse uscirono da uno scatolone…

Per Rehnberg fu un colpo di fortuna.  In quegli anni era un dato di fatto acquisito che la cornamusa fosse scomparsa dal panorama della musica tradizionale svedese fin dal Medioevo – una posizione interessante, visto che meno di 80 anni prima  il musicologo svedese Carl Abrahan Mankell aveva proclamato la cornamusa strumento nazionale.

Nel corso del suo lavoro Rehnberg intervistò più volte Gudmunds Nils Larsson a Dala-Jarna, ma Rehnberg non era un musicista. Per fortuna, lo era un altro visitatore di Larsson. Ture  Gudmunsson (1908 – 1979) era un insegnante di musica che era stato spinto dall’articolo di Rehnberg a costruirsi una cornamusa. Ben presto comprese che gli mancavano alcuni dettagli tecnici. Dopo la sua visita a Gudmund Nils Larsson riuscì a costruire uno strumento che suonava, con cui  nel 1948 suonò e registrò due brani per la radio svedese. Questa rimase per 35 anni l’unica registrazione disponibile in cui  veniva suonata una cornamusa svedese.

 

 Qualche strumento fu costruito negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 , ma fu solo dopo il 1981, quando Gunnar Ternhag del museo di Dalarna chiese a Lief  Eriksson ( un falegname e mobiliere) e a Per Gudmundson (un violinista) di provare a costruire uno strumento affidabile ed Eriksson cominciò a produrne in quantità considerevoli, che la rinascita della cornamusa svedese ebbe realmente inizio.

Il nuovo strumento rappresentava un compromesso tra le poche (una decina circa) cornamuse conservate nei musei svedesi e l’esigenza di una cornamusa che potesse essere suonata assieme  agli altri strumenti.

Quest’esigenza determinò la scelta della tonalità del cannello – una scelta che andava fatta comunque, dato che nessuno sapeva con certezza  come fossero accordati gli strumenti antichi. Provocò inoltre due deviazioni dalla tradizione. Primo, nessuno degli strumenti conservati aveva un bordone accordabile, mentre nei suoi strumenti Eriksson munì il bordone di un sistema a coulisse. Secondo, dopo aver costruito alcuni strumenti, Eriksson decise di rovesciare la sacca , mettendo il lato del pelo all’interno, perché fosse più facile da gonfiare.

Dopo aver ridato vita allo strumento, fu necessario  diffonderne la conoscenza. Per Gudmundson era, ed è tuttora, maggiormente noto come violinista: il fatto che uno dei migliori violinisti svedesi di tanto in tanto mettesse da parte il proprio strumento e suonasse un paio di brani con la cornamusa, certamente ne aiutò la diffusione. Gudmundson registrò inoltre un LP, intitolato semplicemente “Sackpipa” (il termine svedese per cornamusa). Un programma  sulla rinascita della cornamusa fu trasmesso alla televisione, negli anni ‘80 si tennero  nel Dalarna corsi e festival, e altri  liutai cominciarono a costruire cornamuse – Alban Faust e Bengt Sundberg sono, con Eriksson, i costruttori più noti .

 

Costruzione

Le cornamuse svedesi sono strettamente imparentate con alcune cornamuse dell’Europa dell’Est. Il sacco si gonfia insufflando e hanno un bordone libero posizionato trasversalmente. Il bordone e il chanter (canna della melodia) hanno ance singole ed entrambe le camerature sono cilindriche (6 mm). Il suono è acuto, ma piuttosto dolce, paragonabile nel tono a quello di un’armonica e nel volume a quello di un violino suonato con impeto. Ecco un esempio (314k, 30sec, mp3): Shepherd's call from Lima (in Dalarna, non in  Peru!)

Il chanter standard ha 6 fori anteriori e un foro posteriore per il pollice. Ciò corrisponde agli strumenti antichi. La tonalità è LA minore con la nota chiave al centro ed estensione da  mi a  mi’’.

 

La tonalità standard di un chanter in LA

Un rivenditore di cornamuse svedesi negli Stati Uniti descrive questa tonalità come “l’indimenticabile tonalità svedese”. Effettivamente la tonalità di E risulterebbe insolita anche per uno Svedese,  perciò il chanter standard è quasi sempre intonato in LA minore. In questa tonalità la scala diventa meno esotica, poiché è la più semplice delle tonalità minori – una scala di  LA maggiore con una terza minore.

Il bordone è nella maggior parte dei casi accordato in mi, trasportabile in re’ chiudendo un foro di accordatura, ma bordoni in  la o mi (un’ottava sotto  il  mi’ basso del chanter) sono comuni.

 

La musica per  cornamusa

Sul tipo di brani musicali che si suonavano in passato con la cornamusa e su come venivano suonati si sa ben poco. Esiste un (breve) elenco di brani che sappiamo venivano suonati con la cornamusa, ma tutti ci sono giunti tramite altri strumenti. Di conseguenza non sappiamo quasi niente su come, e fino a che punto, i  musicisti  elaborassero le melodie. Tuttavia,  l’arrangiamento nella musica tradizionale svedese è sempre stato piuttosto libero, quasi al limite dell’improvvisazione. Perciò gli abbellimenti ad hoc dei musicisti moderni potrebbero essere esattamente quello che si faceva una volta.

Non c’è accordo su come si debba suonare il chanter della cornamusa svedese, e la maggior parte dei chanter si presta a diteggiature inusuali. I musicisti più abili suonano spesso con mezze chiusure, un trucco che facilita  la simulazione di pause e staccati. La nota a sei dita  (mi’ sul cannello in LA) è di solito uguale alla nota di bordone, e più o meno altrettanto potente. Così  la chiusura di tutti e sei i fori provoca un effetto molto simile a una pausa.

Per quanto riguarda i brani musicali, il musicista deve cercare nella ricca tradizione della musica popolare svedese quei brani che si prestano ad essere suonati utilizzando      la limitata scala musicale della cornamusa.  Naturalmente molto è da scartare, o da riscrivere perché si adatti alla cornamusa, mentre alcuni brani vanno bene in teoria, ma non sono adatti per altre ragioni. Tuttavia alcune melodie si prestano così bene ad essere suonate con la cornamusa che viene spontaneo pensare siano nate proprio per questo strumento. Trovare queste melodie è di grande soddisfazione.

Il brano musicale che segue è uno dei più  popolari tra i suonatori di cornamusa: si tratta di una polska – la più tipica delle danze svedesi (ma in realtà di origine polacca e strettamente imparentata con la mazurka e la polonaise). Questa particolare polska è attribuita a Nedergards Lars – un musicista leggendario che visse nell’800 nel Dalarna. Nedergards Lars fu, tra le altre cose, un cacciatore di orsi, il che spiega il suo soprannome, Bjorskotten, l’uccisore di orsi.

Björskötten's polska

 

Aggiunte

Oggigiorno  si trovano anche chanter accordati in SOL o FA, e alla scala standard sono state fatte molte modifiche e aggiunte . La più comune è un foro in più appena sopra il do’’ ,che suona  do#.  Il chanter  si può così suonare anche accordato in LA maggiore.

Una caratteristica peculiare della cornamusa svedese risulta in questo caso molto comoda: ad ogni foro corrisponde un avvallamento nel legno, il che rende quasi impossibile non chiuderlo. Il foro del do# si trova nello stesso avvallamento del do’’ , ciò permette di chiuderli entrambi quando si suona in LA maggiore. Per suonare in LA minore il foro del do# deve essere coperto, con della cera d’api o con una strisciolina di pelle o gomma.

Un’altra modifica piuttosto comune è un foro per il mignolo della mano destra, che rende possibile ottenere re# o re’’ (dipende dalla lunghezza del chanter). Poiché la cameratura è cilindrica, è facile allungarla , per esempio inserendo un pezzo di cannuccia alla fine del chanter, e ottenere un re’’,  una nota in genere più utile.

E’ inoltre abituale fare un foro per il pollice della mano inferiore, che dia la nota sol’.

 

E’ ora possibile suonare  la cornamusa nelle tonalità di  LA minore, LA maggiore, FA# minore, RE maggiore, SOL maggiore ed MI minore. Poter suonare in RE e SOL senza cambiare i chanter è particolarmente utile.

Ci sono anche chanter con un foro in più per l’indice della mano superiore, proprio sopra il foro del re’’, che dà  re#.  Ciò rende più facile suonare brani nella tonalità MI maggiore . Un’altra aggiunta, molto rara nei chanter accordati in LA , ma più comune in quelli in SOL, è una piccola chiave in cima al cannello, che dà fa’’ o fa# quando viene premuta (re# o mi’’su un cannello in SOL).

La figura a destra mostra due cannelli, uno accordato in LA (a sinistra) e uno in SOL (a destra). Quest’ultimo ha tutte le aggiunte di cui abbiamo parlato.

 

Le ance

Per le ance singole nel chanter e nel bordone si usa normalmente l’unico tipo di canna autoctona adatta a questo scopo , Phragmites australis. Tuttavia, questa canna  è molto sensibile all’umidità – una caratteristica non molto simpatica  negli strumenti a fiato – così oggigiorno si utilizza anche una canna d’importazione (Arundo donax). Per fare in modo che la canna Phragmites sopporti meglio livelli alti di umidità si sono escogitati vari metodi , per esempio  la si è impregnata in olio di mandorla o di oliva.

Tradizionalmente, le ance sono all’ingiù (la lingua è tagliata in direzione del fondo dell’ancia) con un legaccio alla base e un capello infilato sotto la lingua per tenerla sollevata.  Attualmente molti musicisti ( in particolare quelli influenzati dal costruttore Alban Faust )  si trovano meglio con un ancia all’insù (con la lingua tagliata nel senso opposto). Questo tipo di ancia non ha bisogno né di legacci né di capelli.

L’accordatura del bordone è simile a quella di cornamuse di altro tipo. Il cannello  viene di solito accordato alternando  tre metodi.

Mettere o togliere della cera d’api dall’estremità della linguetta, o spostare un grumo di cera lungo la linguetta cambia l’intonazione. Muovere il legaccio, se l’ancia ne è provvista, dà più o meno lo stesso risultato, ma con  più inconvenienti. Una lingua più pesante o più lunga abbassa l’intonazione e viceversa.  Anche per stabilizzare il bordone si usa la cera - se la nota del bordone cala aumentando la pressione, si aggiunge della cera sulla punta della lingua e viceversa.

Nelle ance con il capello la distanza della lingua dal corpo dell’ancia e la lunghezza della sua parte vibrante determinano la distanza tra le note. Alzare la linguetta o allungare la parte vibrante (muovendo il capello verso il legaccio) comprime la scala e viceversa. Si può alzare o abbassare la linguetta forzandola nella direzione desiderata mentre la si scalda con una fiamma.  Un’ alternativa è sostituire il capello con uno della misura appropriata.

Le note singole che sono  troppo acute possono essere aggiustate facendo aderire della cera sul bordo superiore del foro  -  l’effetto che si ottiene è equivalente a quello di spostare il foro verso il basso.

Olle Gällmo

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