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Northern traditions

Per gentile concessione della rivista “Folk Bulletin: musica, danza, tradizione”.

 

8 giugno Vercelli, Folkermesse 18° edizione

European Youth Folk Orchestra

 

 

Durante le premesse della 18° edizione di Folkermesse si esibiva a Vercelli in prima assoluta  la Eyfo (European Youth Folk Orchestra), la prima orchestra giovanile europea di musica tradizionale.

Nata con il supporto della European Network of Traditional Music and Dance, un organismo sovranazionale che riunisce i principali festival del Vecchio Continente, quest’orchestra non mancava certo di ambizioni molto alte: porre a confronto le musiche e le tradizioni di diversi paesi europei sviluppando scambi e conoscenze dei rispettivi repertori e rispetto delle relative differenze.

Ben undici musicisti all’opera: dalla Norvegia Åse Teigland (hardanger fiddle), dalla Svezia Anna-Kristina Widell (nickelharpa), dalla Finlandia Piia Kleemola (violino, viola, kantele e voce), dall’Inghilterra Holly Sheldrake (canto, violino e tastiera) e Anna Tabush (canto, violino e flauto), dall’Irlanda David O’Connel (canto, bouzouky), dalla Francia Jérôme Liogier (ghironda), dalla Spagna Pablo Martin (percussioni), dalla Germania Johannes Uhlmann (organetto, violino) e infine come buon rappresentante dei nostri giovani musicisti Marco Domenichetti (piffero e flauti).

A sottolineare una spina dorsale nordico-scandinava, che è sicuramente la realtà musicale più vivace e feconda in Europa in questo momento, un direttore, arrangiatore (nonché saxofonista), dalla Svezia, Par Moberg.

Abituato a spettacoli approssimativi dovuti a convivenze affrettate e artificiose tra musicisti e culture diverse, specialmente in quel di Francia (vedi le grandi promesse raramente mantenute negli spettacoli multiculturali in St.Chartier), mi aspettavo una minestra offerta qui con un gusto, là con un altro, ma assolutamente senza sapori nuovi.

Invece no. Mi sono dovuto piacevolmente ricredere.

Il risultato è un buon concerto dove l’amalgama si è costruita per tempo e dove gli arrangiamenti hanno saputo accostare con saggezza una mazurca ad una polska o l’Irlanda all’Appennino pavese. Dove i musicisti hanno dimostrato ottime abilità tecniche ed interpretative non dimostrando difficoltà al confronto e all’incontro.

Un concerto da consigliare ed un progetto da approvare.

Magari da arricchire in futuro con suoni e culture mancanti (cornamuse, sonorità mediterranee e ritmi dell’Est Europa), magari in progetti paralleli (per non rovinare i buoni equilibri creati).

Un concerto da consigliare a tutti, ma specialmente ai tanti organizzatori che non si sono resi conto che l’Europa è piena di culture affascinanti e promettenti. Che si ostinano ad infarcire i loro festival di più o meno validi celtismi rincorrendo una moda che sono loro stessi a produrre.

 

Tiziano Menduto