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Finlandia

 

 

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Northern traditions

 

Per gentile concessione della rivista "Itinerari e luoghi"

 

Finlandia, dalla storia alla leggenda

Viaggio nella musica tradizionale finlandese

 

Tiziano Menduto

Marco G. La Viola

 

Immergersi nei boschi finlandesi, nelle sue acque, nei suoi paesi colorati per trarre un’identità culturale capace di raccontare il confine tra antico e moderno, tra occidente e  oriente russo e baltico, tra nazionalismi e aperture, non è facile. Ecco perché abbiamo scelto di viaggiare liberamente lasciandoci trasportare dalla storia di uno strumento tradizionale rappresentativo come il kantele

Il kantele, chiamato spesso anche “arpa” o “salterio” finlandese, è uno strumento cordofono molto particolare, vicino al mondo delle cetre e dei salteri, con corde parallele alla cassa armonica. Nella sua versione più tradizionale, con cinque corde (spesso in crine ritorto o tendine animale), lo si può ritrovare già in iconografie risalenti al XII secolo o addirittura, secondo le ricostruzioni ipotetiche di alcuni ricercatori, in famiglie di strumenti già in uso nel 1.500 a. C.

Ma la connotazione storica del kantele non è importante quanto quella leggendaria che scaturisce tra i versi del Kalevala. In questo poema epico, opera di uno scrittore dell’ottocento, Elias Lönnrot - che raccolse e, arbitrariamente, riordinò tutti i canti e le saghe popolari della tradizione orale finlandese -, l’eroe Väinämöinen racconta come alle note del kantele (da lui costruito prima con le mascelle di un luccio e poi con legno di betulla e capelli di una donna) tutti gli esseri viventi, assieme agli spiriti dell’aria, della terra e del mare, magicamente accorressero a sentire la sua musica.

Il Kalevala, i suoi racconti, le sue suggestioni furono alla base del movimento nazionale e della riscoperta della lingua e della cultura in un periodo in cui le culture svedesi e russe rischiavano di nascondere l’identità finlandese. Quest’opera porta anche alla ribalta una modalità arcaica di canto e di canto a ballo che, diffusa in tutta l’area balto-finnica, aveva caratteristiche metriche, ritmiche e melodiche molto particolari (si basava, ad esempio, su semplici scale formate da cinque note, le cinque corde del kantele). Formato da canti mitologici, ninne nanne, canti profani legati alla vita quotidiana, questo ricco patrimonio vocale è entrato oggi nel repertorio di molti cantanti e gruppi musicali.

Nel diciannovesimo e ventesimo secolo nei canti e nella pratica strumentale avverranno comunque molti cambiamenti. Si diffonderanno ad esempio, attraverso l’influenza dei vicini paesi scandinavi, i gruppi di Pelimanni in cui attori principali sono i violini, accompagnati più tardi anche da clarinetti e fisarmoniche. Esperti delle feste – era facile incontrarli durante i matrimoni – e delle danze, furono l’elemento di maggiore diffusione dei repertori di danze (minuetti, quadriglie, polske prima, valzer, polche e scottish poi). Anche il kantele, ritornato in auge dopo il grande movimento di revival degli anni ‘60/’70 (nato intorno al Folk Festival di Kaustinen), subì numerose trasformazioni: le corde aumentarono fino alle 39 degli attuali strumenti da concerto, cambiarono i materiali (bronzo e acciaio assicuravano un suono più potente), fino ad arrivare ai più recenti modelli elettrici.

Per concludere questa veloce panoramica è necessario ricordare che nel nord ci sono numerose comunità Sami, i cosiddetti lapponi. Un altro mondo, un’altra cultura, basata principalmente sulle forme vocali, in modo particolare sulle sue parti improvvisate, chiamate joik.

 

 

e Värttinä sono il gruppo canoro più rappresentativo non solo della Finlandia ma di tutto il mondo nordico-scandinavo (almeno relativamente alla presenza nelle classifiche internazionali d’ascolto). Tuttavia altre voci sono oggi importanti per il lavoro di ricerca e rielaborazione rispetto agli stili vocali arcaici. Ad esempio quelle di Tellu Virkkala,  Sanna Kurki-Suonio, Anna-Kaisa Liedes o del gruppo a cappella MeNaiset. Se poi siamo interessati ai repertori da danza e alla tradizione violinistica, non si può non parlare dei JPP, un gruppo guidato da Mauno Järvelä che è diventato, per ricchezza e intelligenza degli arrangiamenti, uno degli storici gruppi di riferimento di questo repertorio. Ma come dimenticare l’attività musicale di Arto Järvelä, dei  Pinnin Pojat, dei Progmatics e dei Troka (in cui si può ascoltare il suono dell’harmonium) o dei Gjallarhorn?

Per chi volesse conoscere meglio il kantele può cercare i dischi di Martti Pokela, che già negli anni ’70 ne era insegnante alla Sibelius Academy, o dei più moderni Hannu Saha o Timo Väänänen (kantele elettrico). Se poi alla conoscenza del kantele si volesse abbinare quella di altri strumenti tradizionali è consigliabile l’ascolto dei Tallari, il primo gruppo professionale a ricevere fondi dallo stato per la sua attività di ricerca e promozione.

Chi amasse la timbrica degli strumenti a mantice può essere accontentato dall’abilità esecutiva e compositiva della fisarmonicista Maria Kalaniemi e del suo gruppo Aldargaz.