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H.T.Bjørgum

 

 

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Northern traditions

 

Questa  intervista è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione”.

 

La musica, la trance e Odino

    Dissertando di tradizioni norvegesi con Hallvard T. Bjørgum...

    

Intervista a cura di Tiziano Menduto

Traduzione di Elena Gozzer

 

Prima di partire con quest’intervista uscita come un fiume in piena dalla bocca di Hallvard T. Bjørgum, bisogna fare qualche semplice premessa.

L’intervista segue un bellissimo concerto che lo stesso Hallvard, suonatore di hardingfele, ha tenuto accompagnato dalla cristallina voce di Kirsten Bråten Berg.

Concerto e intervista li attendevo da tempo. La Norvegia è un paese che pur strettamente imparentato, per cultura, prossimità e lingua, alla Svezia, mi è parso da sempre molto più misterioso di quest’ultimo. Non solo per la minore presenza di materiali informativi in Italia (Cd, libri, artisti, etichette,...), ma proprio per la presenza di una “tradizione” più rivolta al consumo interno che all’esportazione revivalistica. Come in un giallo il mistero si infittisce ancor più se ci occupiamo del Setesdal, una regione norvegese dai sapori culturali e musicali “esotici” che qualcuno vuole portati da un pellegrinaggio in Terra Santa nel XII o derivanti da storie e leggende di lunghi viaggi dei popoli del passato. Una terra ricca di melodie, di slåttar, che da sempre hanno costituito il principale bacino per i repertori da danza di strumenti come il violino e l’hardingfele.

L’Hardanger fiddle o hardingfele, un violino tradizionale particolarmente diffuso nella zona meridionale e occidentale della Norvegia già nel XVII secolo, si distingue per la presenza di alcune corde di risonanza che, disposte sotto la tastiera, risuonano per simpatia. Generalmente decorato con motivi floreali e intarsi, l’hardingfele ha un ponticello e una tastiera più piatti del normale violino e viene suonato, spesso per repertori a ballo (halling, gangar, springar, pols,...), con almeno 29 tipi di accordature diverse.

Parlando di hardingfele non si può non parlare, dopo aver parlato in una precedente puntata di Annbjørg Lien, di Hallvard T. Bjørgum , un musicista che ha vinto diversi premi nelle varie competizioni norvegesi per musicisti popolari e ha festeggiato nel 1999 il trentesimo anniversario della sua carriera di artista. Fondato dalla sua famiglia, Hallvard dirige anche il centro culturale “Sylvartun”, un centro che si occupa di musica e arte popolare del Setesdal, punto di riferimento per ogni musicista e cultore delle tradizioni norvegesi.

 

D. Sulla musica norvegese ed in particolare sulla musica del Setsdall circolano molte storie strane che sembrano voler spiegare le sonorità più esotiche, più orientali con la migrazione di popoli antichi...

 

Hallvard: Per aiutare a comprendere questa tesi posso raccontare una mia esperienza diretta. Tempo fa avevo letto un articolo di un importante giornale norvegese che parlava del libro islandese in cui si raccontano le saghe degli antichi re norvegesi, ai tempi in cui  si celebravano sacrifici e si adoravano dei pagani. L’autore dell’articolo affermava che bisogna leggere quelle storie scritte in Islanda nel tredicesimo secolo con più attenzione di quanta gliene dedichino gli scienziati  moderni.  In quel libro si parlava della terra da cui provenivano l’antico dio Odino e il suo popolo, che era causasico. Dal Caucaso questo popolo passò in Germania, poi in Danimarca e infine si stabilì in Svezia. E proprio nelle zone in cui  le leggende dicono che si stabilì Odino, si svolsero, secondo un altro racconto islandese, le vicende di altri personaggi che più ci interessano. In questo luogo si racconta di un matrimonio in cui la danza fa cadere in uno stato di trance, una danza dal nome rammeslått.

Queste  parole in antico norvegese, rammeslått (da rammr, forte, potente), si usano ancora nella mia valle, e le ho usate nell’ultimo brano che ho suonato in concerto. Sono generalmente applicate a gruppi di melodie che hanno la capacità di far cadere in trance i suonatori e gli ascoltatori. Una leggenda racconta addirittura che i fratelli Faremo, musicisti nati nel diciottesimo secolo, se iniziavano a suonare un rammeslått non riuscivano più a fermarsi e che anche togliendo il violino dalle loro mani la musica era capace di continuare tra le lacrime del musicista e il terrore del pubblico.

Dunque, tornando all’articolo e al libro, gli antichi racconti dicono proprio Odino venendo dalle rive del fiume Don, che fluisce nel Mar Nero, partì con la sua gente e finì in Svezia seguendo una direttrice Sud – Nord. E in questa zona di cui parlano le leggende si trova proprio una sorta di danza di trance tipica del sud della penisola scandinava e che viene chiamata rammeslått. Questa danza estatica è stata studiata in profondità da uno scienziato danese  25 anni fa. Ora questo scienziato è un professore universitario e la sua ricerca fa risalire la danza a oltre un millennio fa e mostra delle correlazioni con degli inni nelle isole Orcadi. Esiste quindi un legame tra le isole Orcadi e tutta questa saga che si svolse nella Svezia meridionale proprio nella zona dove visse Odino, proveniente dal Caucaso.

Questa lettura e queste riflessioni mi hanno spinto allora ad intraprendere una ricerca storica che illustrasse le somiglianze tra le due culture. Nell’ottobre dell’anno scorso ho tenuto un breve discorso all’università di Oslo e dopo una breve relazione del giornalista, ho esposto la mia intenzione di andare nel Caucaso a fare delle ricerche. In Novembre sono partito ed è stato fantastico perché ho veramente trovato delle somiglianze e su queste scoperte ho registrato un programma di un’ora per la radio norvegese.

Tra gli elementi di similitudine, ad esempio, ho trovato uno strumento tradizionale caucasico ad arco, simile alla  viola da gamba. Poi anche uno strumento a fiato, una sorta di strumento a corde simile al saz e, inoltre, interessanti tradizioni vocali.

 

D. Ma, a parte gli strumenti trovati, in cosa consiste poi questa analogia tra le due culture?

 

Ad esempio troviamo somiglianze nell’accordatura dello strumento ad arco che è accordato come il mio violino, un’accordatura molto insolita perché la quarta corda  è accordata in FA e ciò è generalmente limitato a pochissime zone della Norvegia.

 

D. Dunque l’idea di influenze dall’est o da altre culture si basa sul racconto e la leggenda di questi popoli caucasici?

 

Non solamente. Se non crediamo alle antiche saghe islandesi ci sono stati altri popoli che si sono trasferiti nel corso dei secoli, per esempio i Goti, che venivano dalla Scandinavia meridionale e si stabilirono sulle rive del Mar Nero, viaggiando  da Nord a Sud. E nel terzo secolo  ci furono gli Eruli, che erano pirati  e si fermarono sul Mar Nero, poi vennero in Italia ma cercarono di tornare in Scandinavia perché volevano che li governasse un re scandinavo. A quel tempo l’imperatore era Giustiniano. E siccome il primo re era morto in viaggio e avevano dovuto  tornare a prenderne un altro, Giustiniano nel frattempo nominò un re latino. Ma quando furono di ritorno con il nuovo re scandinavo, Giustiniano prese le parti di quest ultimo. E anche i Goti arrivarono qui con Teodorico, che morì nel 526, prima di Giustiniano.

Dunque un legame storico tra i due mondi si può basare su questo episodio dei popoli scandinavi: l’emigrazione verso il Mar Nero e il Caucaso e il ritorno in Scandinavia. E non dimentichiamoci degli Unni, che venivano dall’Asia e nel 450 circa  dominavano tutti i territori  confinanti con la Scandinavia. Molte leggende norvegesi parlano degli Unni e delle guerre contro di loro. Così, vedete, non è solo la  leggenda di Odino a farci ipotizzare una trasmigrazione delle tradizioni musicali. Ci sono molti altri legami, i Goti, gli Eruli,…

 

D. Ma questa cultura stratificata nei secoli pensi che sia rimasta inalterata, sia continuata nel tempo o, come in buona parte d’Europa, è morta e poi è stata ripresa come revival?

 

Buona domanda. La risposta è che si tratta di una tradizione ininterrotta in diverse parti della Norvegia.

Il Sedestal, ad esempio, è una zona dove la tradizione si è  mantenuta immutata fino alla mia generazione e da dove vengono le musiche più antiche, come la musica  di cui parlavo prima in relazione con il Caucaso. Io queste tradizioni l’ho imparate da mio padre, e lui dal suo,  e così via indietro nel tempo.

 

D. Ma la situazione è cambiata? La situazione sociale, la funzione della musica e della danza non è più quella che ci poteva essere anche solamente un secolo fa...

Non è cambiata quanto si tende a pensare. Quando ci ritroviamo per una festa suoniamo il violino, balliamo. E’ un aspetto della nostra vita quotidiana.

 

D. Qual è nel tempo l’influenza tra Svezia e Norvegia?

C’è una forte interrelazione. Ma il violino dell’Hardanger non è molto popolare in Svezia ed è invece tipico della Norvegia. Non sappiamo come si sia sviluppato. Io penso che si sia trattato di un influsso barocco, 500 anni fa o giù di lì, magari proprio dall’Italia. Penso che in Italia ci siano degli strumenti barocchi conservati nei musei, non lontano da qui, simili al violino dell’Hardanger.

Un influsso dunque che ci parla dei rapporti tra la musica colta e la musica popolare. E’ strano vedere uno strumento così complesso dal punto di vista organologico utilizzato nella tradizione popolare. … In questo caso l’influenza della musica svedese è stata oltrepassata, superata.

 

D. Un’altra cosa, cosa ne pensa di Annbjorg Lien e del suo nuovo modo di suonare il violino dell’Hardanger?

 

Non è poi un modo così nuovo. Anch’io  seguo questo stile da molti anni  e due settimane fa ero in uno studio di registrazione con un musicista del gruppo americano Band che per molti anni è stato il gruppo di supporto di Bob Dylan. Abbiamo provato dei pezzi con il sintetizzatore, il sax soprano, e la fisarmonica. Questo è il nostro modo di suonare da parecchio tempo, prima di Annbjorg Lien. E’ una ragazza giovane, molto  brava, e la stimiamo molto.