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Hedningarna

 

 

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Northern traditions

   

HIPPJOKK

     Hedningarna

Silence 1997 SRSCD 4737

Folk Progressivo, Paesi scandinavi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nell’ambito della musica scandinava, specialmente in quel suo spazio meticcio colorato di folk-jazz-rock, gli Hedningarna sono sicuramente uno dei gruppi più conosciuti.

Uno degli aspetti che li contraddistingue è, in realtà, proprio l’impossibile etichettatura della loro musica: né folk, né rock, né jazz, ma qualcosa di nuovo. Ancora di più, qualcosa che non esiste, che cerca incessantemente suoni, colori, emozioni, mescolando timbri che scavano nel profondo delle radici musicali dei paesi nordici per portare alla luce sonorità adatte al nuovo millennio che inizia.

Qualcosa che, parafrasando gli stessi Hedningarna, potrebbe essere definito come la ricerca dei suoni moderni degli antichi strumenti tradizionali.

Centrifugati ben bene anche all’interno dello stesso gruppo (musicisti svedesi, cantanti finlandesi, ospiti norvegesi,…), gli Hedningarna rappresentano forse la punta di diamante di quel movimento che dal revival folk intelligentemente attinge per esprimere non una continuazione di una tradizione ma una sua elaborazione su un piano diverso.

Ma non sono qui a raccontare la filosofia o la storia del gruppo quanto a recensirne uno dei loro ultimi dischi (in ordine di tempo, il penultimo): HIPPJOKK.

 

HIPPJOKK ha origine, in qualche modo, da un abbandono. In esso infatti non sono presenti le bellissime voci femminili di Sanna Kurki-Suonio e di Tellu Paulasto, impegnate già da tempo a mettere letteralmente al mondo pargoli cantanti (!?) o a diplomarsi alla Sibelius Academy.

Questo lavoro, che nasce dunque da un’assenza, dà la possibilità al cuore del gruppo (il trio formato da Anders Stake, BjØrn Tollin e H¯llbus Totte Mattson) di mettere mano a composizioni proprie rimaste nel cassetto o in tasca. L’idea è quella di farne una piccola, breve registrazione: poche canzoni, magari in acustico…

Ma i progetti , in mano a questi folli veggenti della musica nordica sono destinati a lievitare producendo sempre altro. Altro da qualsiasi obiettivo.

E HIPPJOKK è assolutamente altro!

Suoni nuovi e primitivi; timbriche fantasiose ricavate da strumenti “soliti”; incontri con strumentisti diversi: la ricetta per una novità senza confini. Per qualcosa che sta in equilibri tra la polska e la musica techno, verso una variante del Hip hop che diventa velocemente un HIPPJOKK.

 

Disco da incorniciare? Disco da buttare?

Ognuno può dire la sua. Non basta essere amanti degl’Hedningarna per amarne l’intero repertorio. E poi questa è musica che non c’è, non esiste. Va in una direzione che nessuno ha tracciato.

Certo, ed io sono tra questi, si può avere nostalgia per le voci di Tellu e Sanna, per la brillantezza delle loro voci in rapporto alla ricercata oscurità dei timbri caratteristici del gruppo.

Ed in questo senso penso che siamo di fronte ad un disco interessante, ma non sicuramente il migliore.

Una parentesi ricca più che mai di suoni duri, metallici, elettronici (ad esempio in N«vdi/Fasa) accompagnate a voci maschili che, ad un ascolto superficiale, potrebbero ricordare le voci di nativi americani.

Che poi le piccole perle siano ancora alcune delle polske presenti sul disco (Kina, una polska del repertorio di Ljuders Anders e Forshyttan, un mix di polske tra Norvegia e Svezia) sottolineache in fondo gli Hedningarna rimangono, come si definiscono ironicamente loro stessi, dei re senza corona del tempo triplo.

                                        Tiziano Menduto

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

 

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Karelia Visa

     Hedningarna

Silence/ MW 1999 MWCD 4027

Folk Progressivo, Finlandia (Karelia)

 

 

 

 

Le ragazze son tornate!

Ecco una buona notizia per il nuovo Cd del gruppo Hedningarna.

La seconda buona notizia è che questo lavoro, magari più scevro di polske e più ricco di canzoni del solito, segue un suo percorso e progetto che, come il titolo indica, approda in Karelia.

La Carelia (o Karelia) è un’area al confine tra la Finlandia (Karjala) e la Russia (Karelija), un’area la cui parte ovest appartiene alla Finlandia che dopo la guerra d'Inverno russo-finlandese (novembre 1939 - marzo 1940) e al conflitto del 1944-45 ne perse estesi territori in favore dell’ex-Urss.

In seguito a questi scontri e dopo il trattato di pace di Parigi (1947) più di 400.000 persone si spostarono dalle zone ora sovietiche per portarsi in territorio finlandese: gli abitanti  che rimasero (solo il 10% dell’originale etnia careliana) si integrarono lentamente con la regione autonoma russa della Karelia.

Il popolo della Karelia è portatore di una lingua che può essere considerata una variante del finnico e di una arcaica cultura legata alla poesia runica che era diffusa anticamente presso tutti i sette popoli finnici del Mar Baltico.

Verso il diciassettesimo secolo questa cultura comincia a trasformarsi sotto l’influenza dell’ovest europeo, ma si conserva nelle regioni careliane.

Fu da questo patrimonio che Elias LØnnrot trasse i migliori canti con cui creare “Kalevala” (la terra di Kaleva), una raccolta di ballate epico-mitologiche che, pubblicate nel 1849, influenzarono notevolmente la cultura finlandese di questi ultimi due secoli ( tra i suoi personaggi compare anche V¬in¬mØinen, un poeta mago inventore del kantele, una sorta di arpa finnica).

Gli Hedningarna si avvicinano a tutto ciò con la loro personalità forte e variegata.

Vanno in Karelia, incontrano la ricchezza dei canti runici (la cui bellezza è difficile apprezzare se non si conosce la lingua finnica)  e vecchie registrazioni da cui traggono gli spunti necessari per partire.

Non partono soli. Al trio svedese che rappresenta il cuore del gruppo (Anders Stake Norudde, H¯llbus Totte Mattsson e BjØrn Tollin) si aggiungono, come già annunciato, due cantanti finlandesi.

Ma, attenzione, le ragazze sono tornate ma con qualche cambiamento.

Lascia (ormai da qualche anno) Tellu Paulasto (cantante e violinista che si era allontanata per impegni accademici e che ha realizzato nel frattempo un suo disco) e arriva, dalla stessa classe della stessa accademia (Sibelius Academy), Anita Lehtola, nuova compare della “vecchia” Sanna Kurki-Suonio.

Oltre alle donne, la registrazione si accompagna ad altri nuovi apporti. Intanto l’inserimento di Johan Liljemark che  tornato dall’Australia, dopo una lunga permanenza tra i nativi dei Territori del Nord, porta come bagaglio uno strumento, il didgeridoo, che ben si adatta alle sonorità del gruppo.

Altro ospite (ormai diventato quasi un componente stabile) è Ulf Rockis Ivarsson musicista di basmandora (una sorta di basso).

 

Dunque, una lunga premessa per poter meglio giudicare.

“Karelia Visa” è sicuramente uno dei lavori più interessanti degli Hedningarna, un disco che esalta la mescolanza tra voci e strumenti e che conserva, pur in un’atmosfera più rilassata, l’energia del gruppo (vedi ad esempio Veli, il primo brano).

Certo, potrà deludere qualcuno che si aspetti il solito gruppo di bellissimi arrangiamenti di polske (la polska è una solo e per di più brevissima), ma ricordiamoci che la musica scandinava, ancor meno la finnica, cui il disco è dedicato, è molto di più che una raccolta di polske.

                       Tiziano Menduto

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

 

 

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