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Northern traditions

 

Questo articolo è pubblicato per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

 

Polska: la libertà e l’energia degli anziani 

chiacchierando di musica e danza tradizionale svedese con Gunnar Iggendal, Lena Vik Iggendal e Kjell-Erik Eriksson

 

Un lusso. Già poter assistere ai volteggi di un insegnante svedese è buona cosa. E’ cosa ancora più giusta se gli insegnanti sono due, affiatati e in grado finalmente di mostrare le differenze di genere nello stile. E’ poi un lusso se a suonare il violino si trova Kjell-Erik Eriksson, membro di alcuni dei gruppi musicali più conosciuti in Svezia (Hoven Droven e Triakel). In realtà anche i due insegnanti non sono da meno. Lui è uno dei musicisti leader degli Stockholms Spelmanslag e un maestro di danza apprezzato e premiato (già, in Svezia gli insegnanti li premiano anche). Lei, originaria dello Jämtland, nella tradizione ci è nata. Figlia di musicisti e ballerini, con questa tradizione è rimasta sempre in contatto e questo contatto sembra il completamento più adatto, come vedremo, dell’approccio più revivalistico del marito Gunnar.

Li incontro durante uno stage di danza a Milano…

 

Intervista a cura di Tiziano Menduto

 

Sarà una domanda scontata, ma la prima cosa che normalmente chiedo quando intervisto delle persone che vengono a comunicare, a insegnarci uno stile musicale e coreutico, è la loro storia e specialmente il loro rapporto con le tradizioni che raccontano...

 

Kjell: Sono il violinista. Ho cominciato a suonare il violino tramite mio padre, Erik Eriksson, che era violinista a sua volta. Ho iniziato suonare a scuola e inizialmente non mi occupavo particolarmente di musica folk. Ad un certo punto durante gli anni scolastici ho incontrato M. Stensby, un’insegnante che era una brava violinista folk. Un altro importante incontro è stato con Olle Simonsson che mi ha dato da ascoltare sei cassette di musica tradizionale e mi ha invitato a suonare nel suo “Offerdals spelmanslag”.

 

Gunnar: Fino a vent’anni non sapevo nulla di musica folk. Non sapevo cosa fosse, ascoltavo rock, ascoltavo i Rolling Stones e mi pareva che il suono del violino tradizionale fosse una cosa strana. Ad un certo punto con gli amici con cui si andava in discoteca ho deciso di imparare danze come il valzer, l’hambo, la schottis,… Ci siamo iscritti ad un corso semestrale di danza, ballando una volta a settimana, abbiamo incontrato questo mondo…

Quindi sono rimasto solo, gli amici hanno smesso ma io mi sono appassionato sempre di più ed un altro amico mi ha consigliato di andare a ballare e imparare in un altro posto.

Allora ho trovato un gruppo che non danzava solo gammaldans (valzer, scottish,…), ma che ballava le polske e altre danze tradizionali, ad esempio come vecchi minuetti e gavotte,…

Ho cominciato lì, probabilmente nel 1976. Noi eravamo veramente molto attivi: frequentavamo le associazioni che rilasciavano i diplomi di danzatore di polska, ballavamo tutte le sere, abbiamo fatto molte esibizioni.

Poi dopo qualche anno, verso il 1981/1982, molti di noi avevano le melodie nella testa e sentivano necessario poterle suonare. Allora attraverso una mia amica, Maria Röjås (con cui ho tenuto recentemente dei corsi e che all’epoca frequentava il dipartimento universitario dedicato alla musica tradizionale), ho preso un violino in prestito da Laggar-Anders, un vecchio violinista.

Da allora non ho più smesso di suonare e danzare. All’inizio era una cosa molto tecnica, mi concentravo sui dettagli tecnici dei passi, sui vari stili, poi piano piano ho cominciato ad interessarmi alla relazione con la danza, ad altri aspetti, con uno studio molto approfondito sul come la danza e la musica si sposano tra di loro. Nel 1986 ho avuto il riconoscimento nazionale di danzatore e insegnante di polska. Nel 1989 è stato fondato il “Stockholm Spelmanslag”, di cui ero il leader, e poi ho incontrato Lena.

 

Lena: La mia storia è molto più semplice. Non ho potuto scegliere nella mia vita, non ho dovuto fare incontri particolari. Io sono nata in una famiglia di ballerini. Anche i miei nonni ballavano e già quando ero piccola li vedevo ballare e ballavo anch’io. Non ho scelto di incontrare questa cosa, questa cosa era già la mia vita. Ad un certo punto sono andata a Stoccolma e ho conosciuto un grande maestro, una persona molto importante per la conoscenza delle tradizioni svedesi, Henry Sjöberg. Con lui ho lavorato molto: mi ha insegnato come rapportarmi a questo mondo.

Per raccontare il mio rapporto con questo mondo spesso ricordo che quando ero veramente piccola ho dormito e vissuto nella custodia del violino di mio padre. Quando ero stanca ci andavo e ci riuscivo a stare senza problemi.

 

La polska è una danza di coppia dove la tensione, il rapporto, l’equilibrio tra i due ballerini sono molto importanti. Questo però porta la danza a cambiare nel tempo a seconda dei diversi modi di rapportarsi tra le persone e di rapportarsi con la danza. Che differenza ad esempio si può trovare nel modo di ballare dei nonni di Lena e nel modo in cui Lena e Gunnar ballano oggi…

 

Lena: Io ho ballato con molte persone in questi anni. Quello che credo di poter dire è che tuttavia quando vedo ballare vecchi ballerini o ballo con persone anziane sento una grande energia. E’ un diverso modo di ballare.

Adesso mi capita spesso di vedere gente che fa dei passi ma non balla, gente che fa tutti i movimenti giusti ma non balla. Gli anziani avevano il movimento nel corpo: magari da fuori non lo vedevi, ma ballandoci insieme sentivi il movimento ovunque, la danza era dentro di loro. Loro non facevano una serie di passi, loro ballavano.

La differenza rispetto al ballo con Gunnar, che comunque ha preso molto dal mondo della tradizione, è che ora facciamo dei passi che sono più grandi.

I passi degli anziani erano più contenuti - forse anche perché li ho visti da anziani - ma con un’energia pazzesca.

Con Gunnar la polska è ugualmente meravigliosa, ma forse non c’è questa energia che avevano gli anziani. I ballerini dei giorni nostri spesso fanno solo dei passi e la danza non passa attraverso di loro.

Quando ballavo con mio padre o con mio nonno non c’era la precisione di oggi: si lasciavano molto più andare, non c’era sempre perfetta sincronia con gli impulsi, i tempi musicali.

Quando invece ballo con Gunnar noi siamo invece perfettamente a tempo, a ogni battuta corrisponde un passo o un movimento. In passato invece questa cosa era più libera.

Infatti ad esempio era difficile ballare con mia madre una Snoa: la sua libertà nei passi era difficile da seguire.

 

Gunnar: Ma le cose sono cambiate anche per altri motivi. Quando si balla oggi c’è un buon pavimento, ci sono delle buone scarpe, c’è della buona musica. Cento anni fa era diverso, magari non c’era il violino e la gente cantava, c’era un modo diverso di ballare dettato dagli zoccoli ai piedi o dagli sterrati su cui si ballava. Quindi c’erano condizioni diverse.

 

Lena: Un’altra cosa importante è che quando io ballavo con i miei nonni o con mio papa si era sempre in situazioni di divertimento, di festa. Non eravamo lì per imparare, ma per stare insieme, per divertirci. Faceva parte della nostra vita.

 

 

Probabilmente è il fenomeno del revival che ha portato ad una sorta di regolarizzazione della danza…  Ad un’artificiosa maggior precisione e corrispondenza tra passi e musica…

 

Lena: Guarda, Gunnar ha un libro che parla di danze, un libro fatto molto bene, fondamentale, dove ad ogni passo viene fatta corrispondere una battuta. Questo è un modo di imparare a danzare, perché a noi servono degli schemi. Ma una volta imparato a memoria, una volta studiato, devi metterci del tuo. Ogni volta che balli una polska con qualcuno si crea qualcosa di nuovo, di diverso, è una creazione nuova,…

Il revival, è vero, ha fatto tutto quello che dici. Ma poi è necessario dare un interpretazione alla danza…

 

Gunnar: Noi abbiamo questo libro, qui ci sono anche annotazioni per i musicisti. Ma anche queste annotazioni non bastano. Noi possiamo studiare quanto si vuole, ma veramente non sappiamo come anticamente i musicisti suonassero o i ballerini ballassero. Rimarrà comunque un mistero. Questo libro è stato scritto da una coppia, ma molte cose rimangono misteriose…

 

Kjell: In realtà noi musicisti del folk revival siamo stati fortunati, perché la parte legata alla musica non è mai morta: quando abbiamo ripreso a suonare negli anni ’70 i vecchi violinisti depositari della tradizione c’erano ancora. Diverso è il discorso della danza.

 

 

 

 

Io ho ascoltato le registrazioni dei primi del ‘900 edite in Svezia dalla Caprice, registrazioni in cui in realtà non c’è sempre una grande precisione da parte degli esecutori, dove c’è una maggiore libertà esecutiva. Sono state queste registrazioni dei primi del ‘900 i modelli per i musicisti di oggi?

 

Kjell & Gunnar: Si, sono stati i miei modelli. I miei maestri a loro volta avevano padri, nonni e avi musicisti con una tradizione che nel tempo non si è interrotta.

Quando ascoltavo suonare questi musicisti, che negli anni ’80 magari avevano 90 anni,  mi rendevo conto che loro avevano un filtro legato alla loro esperienza e vecchiaia, una sorta di stile che permetteva loro di essere diversi da tutti gli altri: la capacità di suonare per la danza, la capacità di entrare nella tradizione in un modo che li differenziava.

Io posso anche solo ascoltare qualche loro nota, qualche nota anche non precisa ma mi rendo conto subito che loro possiedono quel “old man filter” che li differenzia.

Ci sono ad esempio dei grandi musicisti, anche dei veri e propri virtuosi, che però non potranno mai suonare per la danza: non sono portati per questo mondo musicale. Essere portati per la danza vuol dire in realtà ripulire il proprio suono di tutti i virtuosismi inutili, renderla precisa, perfetta e semplice e metterla a disposizione dei ballerini.

 

Voi avete parlato della vitalità della tradizione musicale in Svezia. Riguardo ai finanziamenti del governo a chi si occupa di cultura tradizionale mi ricordo quanto mi aveva detto un dirigente della radio svedese – “non tutti sanno cosa sia una polska, ma sono disposti a pagare affinché qualcuno se ne occupi”. Tuttavia nel tempo la funzione e il ruolo della musica e della danza sono cambiati. Si può parlare veramente di una tradizione vivente?

 

Lena: E’ necessario che le cose cambino. La tradizione viva è proprio quella che cambia nel tempo.

 

Kjell: In Offerdal, dove noi siamo nati e vissuti, andavamo a ballare tutti i weekend. E si ballava il foxtrot, ma si ballavano anche le Gammeldans. Ad esempio le hambo e le mazurke. Ma l’hambo è una variazione della polska.

Quando io ero giovane era normale ballare quelle danze, ma ad un certo punto ci siamo resi conto gli hambo che ballavamo erano degli hambopolska. Insomma c’era una connessione diretta con la polska anche in queste danze.

 

Gunnar: Rispetto a quanto diceva questo dirigente della radio, direi piuttosto che tutti in Svezia conoscono la polska, ma non sanno di saperlo. Ad esempio durante le feste natalizie intorno all’albero tutti cantano delle canzoni tipiche che spesso sono polske.

 

A Stoccolma e nelle aree connesse ci sono persone che si occupano e ballano, come accade in Italia, danze che arrivano dalle tradizioni di diverse parti d’Europa e del mondo?

 

Gunnar: Ad esempio tutte le domeniche ci sono dei luoghi a Stoccolma dove si ballano danze svedesi e nordiche. Riguardo a dei luoghi dove si ballano altre danze non saprei, forse ci sono ma non sono ambiti pubblicizzati o aperti a tutti.

 

Gunnar è originario dell’Hälsingland. Però in realtà si parla molto di più delle polske del Dalarna e dello Jamtland. Ci sono repertori di danze anche di questa sua zona natia?

 

Gunnar: Si, ci sono molte danze anche nella mia zona. Però cent’anni fa non c’era, come oggi, questa differenziazione tra polske di Boda, di Orsa, Hälsingland. Si parlava di polske e basta. Si ballavano polske. Punto.

La definizione di folk music in realtà arriva dagli anni venti, dagli anni trenta. Prima non si parlava di folk e non c’era bisogno di definizioni…

 

Ora che il Festival di Falun non c’è più, quali altri festival possono essere interessanti per un italiano che voglia conoscere le tradizioni svedesi?

 

Gunnar: Ce ne sono tantissimi, ma sono molto diversi. Ad esempio a Rättvik c’è un festival (Rättviksdansen) dedicato alla danza tradizionale. Poi ci sono gli incontri di spelmän, di violinisti, che possono durare un giorno o più giorni. E di questi ce ne sono centinaia in tutta la Svezia. Altri posti in cui si possono trovare festival sono Ransiter, Korrö (nello Smäland, nel sud della Svezia), Linkopins, Bingsjö, Delsbo, Urkult,…

In alcuni festival hai la possibilità di imparare anche le polske.

 

Sono ancora importanti gli spelmanslag (gruppi numerosi di musicisti di musica folk, ndr) nella diffusione della conoscenza delle tradizioni svedesi?

 

Gunnar: Sì, sono ancora molto importanti. Anche se gli spelmanslag sono abbastanza recenti. Ci sono solo da una cinquantina di anni. Prima di loro c’erano più che altro solo musicisti solisti o magari delle coppie dove c’era un leader e una spalla.

 

Un ultima domanda: Gunnar ha accennato al fatto che i gruppi che frequentava in gioventù si occupavano di polske e minuetti. Qual è il rapporto nella tradizione tra questi due repertori?

 

Gunnar: Una cosa interessante è che probabilmente trecento anni fa in Svezia la polska e il minuetto erano ugualmente conosciuti e diffusi.

Ci sono un sacco di libri di quell’epoca che parlano tanto di polska che di minuetto e in Finlandia accade ancora adesso che si balli frequentemente sia il minuetto che la polska.

 

Kjell: Secondo me la polska ha avuto il sopravvento perché a livello popolare le cose che sono state copiate di più, raccolte da musicisti tradizionali, sono state proprio le polske e meno i minuetti.

Non bisogna dimenticarsi poi che uno dei motivi che forse ha fatto sopravvivere la polska rispetto al minuetto è che nei secoli passati i contatti tra maschi e femmine erano difficili e la polska ti dava proprio la possibilità di questo contatto. E noi che siamo in cerca di amore in questa ricerca abbiamo trovato la polska.

 

Gunnar: E poi la polska è l’unica danza al mondo che ti dà la possibilità di girare a 360° gradi con la tua compagna.