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Northern traditions

 

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

 

“Artology”

JPP

OArt Music– OArtCD4- 2006

Folk revival, FINLANDIA

 

 

Chiunque si sia mai interessato al revival folk del mondo finlandese, alle vicende del grande festival di Kaustinen, alla storia dei suonatori pelimanni – una sorta di corrispettivo degli spelmän svedesi – che

nel diciannovesimo e ventesimo secolo intonavano nelle feste i loro violini - accompagnati più tardi anche da clarinetti e fisarmoniche -, non può non conoscere i JPP e la famiglia Järvela che ne è la base fondante. I JPP, cioè i Järvelän pikkupelimannit (“Piccoli Pelimanni di Järvelä”) nascono a Kaustinen nel 1982.  Creato nel villaggio di Järvelä, dalla famiglia omonima, durante il boom del revival legato al festival, i JPP sono il gruppo di pelimanni  più famoso in patria e all’estero. Il repertorio è per lo più di danze come lo era in passato (minuetti, quadriglie, polske prima; valzer, polche e scottish poi fino a qualche tango oggi). Sicuramente uno dei gruppi da cui un musicista può apprendere di più sia in termini di abilità esecutiva (specialmente violinistica, nel gruppo ce ne sono almeno 4!) che di intelligenza e creatività negli arrangiamenti e di coesione e affiatamento. Affiatamento che si arricchisce proprio della ricchezza delle fonti espressive dei suoi componenti, dal jazz alla classica, mescolati in uno stile originale che fin dalle prime note si capisce uscire dal cilindro di questo gruppo dell’Ostrobotnia finlandese.

Ma veniamo ad Artology. Questo disco come intelligenza e creatività non ha assolutamente nulla da invidiare ai precedenti… Caso mai la sua caratteristica peculiare è di avere un compositore unico per tutte le tracks: Arto Järvelä. E’ dalle sue mani che escono, ad esempio anche i due tanghi che, come sapranno ad esempio coloro che hanno ascoltato Maria Kalaniemi, sono molto ballati in queste zone nordiche. Certo non mancano valzer, polske e altre danze sfrenate, ma permettetemi di consigliarvi la traccia più pazza: si nasconde dietro l’ultimo brano come una fantasma (la ghost track!)

Tiziano Menduto