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Kalabra

 

 

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Northern traditions

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

 

   

“KALABRA”

     Kalabra

Caprice Records- CAP 21525 - 1997

Folk Progressivo, SVEZIA

 

 

Nella musica tradizionale svedese l’etichetta CAPRICE è un marchio di qualità: raramente si sofferma su proposte musicali di scarsa rilevanza.

Questo CD, come altri che in futuro saranno recensiti, ne è sicuramente una buona prova.

La via dei Kalabra alla “modern Swedish folk music” (termine fin troppo sfruttato nelle schede e presentazioni dei gruppi svedesi), illuminato da un buon sassofono (Amanda Sedgwick) e da fertili improvvisazioni, si potrebbe definire “funky-jazz-folk” (non senza un certo senso di disgusto verso le etichette dei generi).

Ma in Svezia, come in buona parte del mondo nordico, anche le vie del folk-revival più progressivo sono sempre lastricate di attenzione agli stili, ai ritmi, alle atmosfere della tradizione.

Infatti insieme ad un sassofono, a un basso elettrico (Erik Metall) e alle percussioni (Sebastian Printz-Werner) incontriamo anche un bouzouki nord-europeo, un flauto armonico, uno scacciapensieri (diffuso in tutto il mondo scandinavo) suonati da Simon Stålspets e i mantici, cromatici e diatonici, di Markus Svensson.

Senza dimenticare l’ottima voce (benchè a volte fragile) di Ulrika Bodén , una delle cantanti che qualcuno può avere già ascoltato nel bellissimo progetto musicale creato da Susanne Rosemberg (Rosembergs Sjua).

Certo, manca lo strumento principe della musica svedese, il violino. Ma questa mancanza nulla toglie alla qualità degli arrangiamenti, delle composizioni. Nulla toglie alla capacità di rendere con perfezione lo stile e la ritmica di una polska del repertorio di Lapp-Nils o a una snaps polska dello Småland.

Dunque anche brani a ballo (anche se non esenti da difficoltà per i danzatori, come nel caso di Hammock-schottis), ma principalmente brani per un ascolto raffinato che non disdegna passare dalle atmosfere ironiche di una finta ballata medievale (Puddingen) alle ballate vere che sussurrano di passate seduzioni (Lille John and the Hurv).

 

TIZIANO MENDUTO

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

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