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Kantele-Kannel

 

 

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Northern traditions

Questo articolo è pubblicato per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

 

 

Gli strumenti del freddo nord: il kantele e la tradizione finlandese

2°puntata

 

Vi avevo promesso di tutto e di più sul kantele finlandese e sugli strumenti affini e vicini. Dopo aver parlato del Kalevala, importante poema epico che molto ha influito sulla riscoperta degli strumenti della tradizione, è ora di affrontare direttamente la conoscenza del kantele, non senza qualche cenno, solo qualche cenno, ad altri strumenti della famiglia. Riprendiamo il cammino… Sarà un cammino a puntate, ma vedrete che arriveremo a destinazione!

 

 

La grande famiglia del kantele: 

il kannel estone

a cura di Tiziano Menduto

 

Il kantele non è in realtà uno strumento isolato dal contesto e legato ad un solo paese. Appartiene ad una famiglia abbastanza numerosa – ed in fondo anche abbastanza omogenea – dei cosiddetti salteri baltici e si diffonde su un territorio molto più grande della sola Finlandia, un territorio che comprende diverse popolazioni (kareliani, lituani, lettoni, estoni, seti,…) e si estende fino a diverse zone del nord-ovest russo.

Una delle zone in cui questa famiglia di strumenti si è più diffusa è l’Estonia: qui il nostro salterio nordico ha preso il nome di kannel.

Il kannel avrebbe una storia molto antica, si ipotizza che possa essere stato costruito all’interno di tribù finno-baltiche e baltiche per poi raggiungere anche popolazioni baltico-slave. Nell’antichità avrebbe inoltre vestito anche significati magici e spirituali, tanto da essere inserito addirittura in alcune traduzioni estoni della Bibbia e trovando, in questo modo, il favore e non l’ostilità della Chiesa.

Come vedremo per il kantele, anche il kannel era all’inizio uno strumento a 5 corde, ma l’evoluzione successiva lo condurrà ad aumentare progressivamente il numero delle corde aggiungendone anche di supplementari a bordone e adeguandosi di volta in volta al cambiamento e alla diversa estensione musicale delle canzoni popolari diffuse.

Anche la forma del kannel e il materiale con cui è stato costruito sono spesso variati a seconda delle zone dell’Estonia e dei periodi storici. Tra i legni utilizzati, a volte utilizzando anche i tronchi delle vecchie case, si può trovare sia il legno d’abete che quello di pino, di tiglio, di betulla o di altri alberi ancora. Per le corde si usò spesso il rame ma non era inusuale trovare anche corde in budello o crine.

Uno degli elementi comuni tra Estonia e Finlandia è relativo alla condivisione dello stesso movimento politico e artistico che portò alla costruzione dell’opera del Kalevala finlandese. Il corrispondente poema epico nazionale estone nato nell’800 dalla penna di Friedrich Reinhold Kreutzwald si chiamò invece il Kalevipoeg.

Ed è appunto a seguito di questo risveglio nazionalistico dell’ottocento - specialmente dalla sua seconda metà fino ai primi del novecento - che si situa l’età d’oro dello strumento. Nei primi del novecento molte testimonianze parlano di uno strumento presente in tutte le famiglie, spesso costruito e suonato in seno alle stesse.

Arriviamo velocemente ai giorni nostri. Sull’onda del revival degli anni ’70, il kannel, nella sua forma piccola a 5/7 corde (oggi si possono vedere anche modelli elaborati con un gran numero di corde), è entrato spesso nelle scuole diffondendone ancor più la conoscenza tra le giovani generazioni.

 

Il Kantele finlandese, una leggenda tornata realtà 

1° parte

a cura di Paola Brancato

 

Quando si parla di musica tradizionale finlandese, il collegamento con il kantele è pressoché immediato, un po’ come l’hardingfele per la Norvegia o la nyckelharpa per la Svezia, tanto per restare in Scandinavia. In realtà, pochi strumenti popolari possono vantare radici altrettanto profonde all’interno di una cultura nazionale, così come accade per il kantele, la cui nascita ha persino un’eco mitologica nei runi del Kalevala, il poema nazionale finnico, sorta di Iliade iperborea raccolta in strutture ordinate dalla penna di Elias Lönnrot alla metà del secolo scorso.

Il mito narra infatti come il saggio Väinämöinen, sciamano e mago, costruì il primo kantele dalla mascella di un luccio, e lo montò con corde ricavate dai capelli della donna-demone Hiisi o, secondo altre fonti, dal crine del cavallo di questa.

Questo strumento, che nessun uomo se non lo stesso Väinämöinen era in grado di suonare, sparì inghiottito dalle onde del mare. Väinämöinen, per il dolore della sua perdita, sparse lacrime che si trasformarono in ambra e perle, finchè incontrò una betulla, anch’essa infelice per il suo destino. Egli allora tagliò la pianta e, per restare sempre vicino ad essa, con il suo legno costruì un secondo kantele. Stavolta, fra tutte le creature radunatesi per ascoltare il suono che da esso scaturiva, finalmente un mortale riuscì ad ottenere anch’egli una musica. Si trattava di un vecchio cieco, e da quel momento anche agli altri uomini fu possibile suonarlo.

La connotazione magica dello strumento è ravvisabile sotto vari aspetti presso gli antichi Finni, per i quali, ancor più che un semplice strumento musicale, esso rappresentava una sorta di segno di appartenenza alla comunità, e l’entrarne in possesso una testimonianza dell’ingresso nell’età adulta. Non a caso, la tradizione non consentiva che esso venisse suonato da donne o bambini.

Questa specie di ”sacralità”, retaggio della cultura sciamanica che in età pagana lo collocava come componente fondamentale nei rituali funebri, si mantenne ancora con l’avvento del cristianesimo; la consuetudine vuole infatti che di frequente i kantele venissero benedetti dal sacerdote del posto, ed era considerato di buon auspicio che almeno un kantele venisse portato con sé da coloro che si accingevano a partire per un pellegrinaggio.