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Malm: musica in Svezia

 

 

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Northern traditions

 

Materiale proveniente dal libretto allegato ad un disco vinile del 1977 (“Music in Sweden vol.2”, Rikskonserter, Box 1225, S-111 82 Stockholm) e pubblicato con l’autorizzazione dell’autore

 

LA MUSICA FOLKLORICA SVEDESE:

 UNA PICCOLA INTRODUZIONE

 

            Krister Malm  1977

    Traduzione di Tiziano Menduto

 

La Svezia è oggi un paese industrializzato moderno. La maggior parte degli svedesi vivono in grandi o piccoli agglomerati. Ma, qualche generazione fa, la maggior parte di loro abitava in campagna ed era essenzialmente l’agricoltura che dava da vivere alla popolazione.

La musica folklorica svedese che vive ancora oggi appoggia le sue radici nella società rurale del 18° e 19° secolo, malgrado ciò molte delle nuove forme si sono sviluppate nel corso degli ultimi 80 anni. Allo stesso tempo alcune forme musicali, come la musica legata ai pascoli estivi,  hanno radici dentro tradizioni vecchie di mille anni o più. La società rurale svedese era essenzialmente costituita da contadini proprietari. Le fattorie erano relativamente piccole e coltivate dal proprietario e dalla sua famiglia, a volte con l’aiuto di qualche bracciante. I contadini abitavano in piccoli villaggi di qualche centinaio di abitanti. Tutti si conoscevano dentro un villaggio e tra un villaggio ed un altro. E’ in questo mondo che si è sviluppata la musica folklorica svedese.

In alcune regioni c’erano grandi ville e castelli. I padroni di questi fondi erano in contatto con il “continente” europeo. Furono proprio queste persone ad introdurre in Svezia le danze europee alla moda. Molte di queste danze furono in seguito riprese dai contadini che adattarono musiche e danze alle loro proprie tradizioni.

Tale trasformazione fu naturalmente differente a seconda delle regioni. Alcune parti del paese, come le zone costiere, erano sicuramente a più stretto contatto con i paesi vicini. Alcune erano fertili e ricche, altre povere con terre infruttuose.

Inoltre la Svezia è un paese con grandi differenze climatiche tra il Nord e il Sud.

Tutto questo ha portato a ben grandi difformità regionali e locali nei costumi e naturalmente nella musica folklorica.

Una piccola introduzione come questa, che non mira che a presentare i tratti principali della musica folklorica svedese, non può pretendere di descrivere le caratteristiche regionali e locali.

LA MUSICA FOLKLORICA ANTICA

La musica folklorica è naturalmente esistita nella società svedese, come in tutte le altre società, per migliaia di anni, ma noi sappiamo troppo poco di questa musica così antica.

Gli archeologi hanno trovato qualche strumento musicale. I più conosciuti sono le trombe di bronzo, di circa 3000 anni fa, che erano state probabilmente usate all’interno di cerimonie religiose. Si sono anche trovati dei raschietti, dei mulinelli, delle campane, dei sonagli.

Nessuno di questi strumenti è utilizzato oggi nella musica folklorica svedese. In compenso  sono stati trovati flauti in legno la cui struttura assomiglia a flauti in osso, risalenti a circa 2000 anni. Allo stesso modo ancora oggi si suona con corni di caprone e di mucca. Simili corna sono state utilizzate almeno a partire dall’epoca dei vichinghi – la scoperta più antica risale all’anno 800 d.C. – ma forse ancora molto prima di questa epoca.

 

LA MUSICA DEI PASCOLI ESTIVI

Il flauto in legno, una sorta di zufolo, e  il corno sono utilizzati nella musica collegata all’allevamento del bestiame. Oggi nessuno in Svezia si dedica alla sorveglianza delle mandrie, ma c’è ancora qualche svedese che ha fatto questo lavoro durante l’adolescenza.

In tutta la Svezia centrale è diffusa una costruzione simile ad uno chalet di montagna (svedese: f¬bodar). Siccome le terre vicine ai villaggi servivano a differenti coltivazioni, non era possibile farci pascolare il bestiame durante l’estate. In primavera si portavano quindi le bestie in pascoli situati sui pendii vicini al villaggio. Lassù, sulle montagne, c’erano dei f¬bodar  che erano spesso proprietà comune degli abitanti del villaggio. Erano soprattutto le giovani ragazze e le vecchie donne che restavano tutta l’estate in capanne e si occupavano delle bestie negli chalet.Con il latte esse facevano i formaggi e battevano il burro.

La musica era utilizzata come parte integrante del lavoro nei pascoli. Spesso le mucche andavano lontano nella foresta e, quando bisognava chiamarle per la mungitura, si cantavano delle arie (sved. lockl¯tar) per chiamare le mandrie con delle voci acute, stridenti, “di testa”. Se le mucche erano vicine c’era bisogno solo di corti richiami. Se queste erano lontane si cantavano delle lunghe linee melodiche con voce molto forte. Le mucche riconoscevano questa musica e arrivavano correndo.

I guardiani delle mandrie per mandarsi dei messaggi l’uno con l’altro potevano anche utilizzare delle trombe o dei corni. Sulle trombe, lunghe circa un metro e mezzo, si potevano suonare delle melodie che assomigliavano a delle fanfare o delle arie (sved. l¯tar, nome utilizzato nella musica folklorica per chiamare le melodie suonate con strumenti musicali). I corni di caprone e di mucca avevano tre o quattro fori per le dita e si poteva suonare un gran numero di arie. Ogni aria aveva il suo significato particolare e il suo posto abituale nella vita quotidiana dello chalet dal momento in cui ci si svegliava per mandare le bestie al pascolo fino all’ultima aria del giorno chiamata la “pace della dimora” (sved. bofred).

I corni e le trombe potevano anche servire a spaventare e ad allontanare gli orsi e i lupi.

Si attribuisce ad un corno senza fori per le dita e che non avesse mai toccato il suolo, una forza particolare per spaventare gli animali predatori. Quando poi si sapeva che un orso si trovava nelle vicinanze non bisognava mai suonare delle arie. Si credeva che l’orso fosse attirato dalla bella musica.

La spelpipa, flauto in legno, era soprattutto utilizzata per distrarsi quando si sorvegliavano le mucche e le capre. Su questo strumento si suonavano delle arie di canzoni e di danze. La spelpipa  assomiglia ad un flauto a becco con otto fori davanti e nessun foro dietro per il pollice.

La sorveglianza delle mandrie è in generale un lavoro che si eseguiva da soli.  E’ per questo che la musica dei pascoli è una musica “a solo” e spesso molto complicata. Le arie della spelpipa e di richiamo degli armenti sono ricche di un gran numero di ornamentazioni melodiche.

La musica dei pascoli ha, del resto, un registro di toni che differisce dai registri abituali europei. Spesso l’accordatura (lett. “l’accordo”, ndt) varia da strumento a strumento. Sono molto utilizzate terze neutre e minori, sono queste che danno alla musica dei pascoli, in particolare alle arie dei corni, il carattere di un modo in minore. La ricca ornamentazione, come pure questo carattere modale, si ritrova in altri tipi di musica folklorica di origine più recente.

 

IL CANTO

Il canto, sotto i suoi diversi aspetti, è la forma tradizionale più usuale nella musica svedese.

La musica vocale profana (sved. visa) è normalmente chiamata “canzone”, rispetto alla musica vocale religiosa (sved. sang) che è invece denominata “canto”. Nella pratica canora, in realtà, non ci sono grandi differenze nello stile musicale tra canzone e canto. Si sono scritti testi profani su melodie di corali e viceversa si sono trasformate melodie di canzoni in canti cristiani.

Si cantavano tanto le canzoni quanto i canti. Si cantava al lavoro e per le feste.

Normalmente si cantava senza accompagnamento strumentale, ma, nel corso degli ultimi cento anni, il canto era accompagnato anche da chitarra, cetra, fisarmonica e altri strumenti.

In Svezia le serate invernali sono molto lunghe. Il sole tramonta già verso le tre del pomeriggio e il freddo è spesso molto intenso. Nelle fattorie una volta si dedicavano queste sere a diversi lavori: cardare la lana, filare, cucire, riparare e fabbricare degli utensili. Sovente qualcuno, durante il lavoro, intonava una canzone. Queste canzoni potevano essere lunghe e avere un testo drammatico; potevano trattare d’amore o di una morte improvvisa. Molte di esse – in particolare le ballate- avevano testi cantati dal Medioevo. Oggi non è rimasto che qualche detentore delle vecchie tradizioni a conoscere queste ballate.

Ma si cantavano anche canzoni corte ed umoristiche  dove si prendevano in giro i pastori e altre autorità.

Molte di queste canzoni provenivano da edizioni da quattro soldi (sved. skillingtryck, sing. o plur.), dei piccoli quaderni, spesso di otto pagine, con il testo di tre o quattro canzoni.

Questi skillingtryck erano venduti nei mercati e in occasione di feste da venditori ambulanti che, inoltre, cantavano le canzoni perché la gente ne apprendesse la melodia. I skillingtryck più antichi che si conoscano, con delle canzoni in svedese, sono stati stampati nel 1583; si è continuato a stampare questi quaderni fino all’anno 1910. Durante il 17° secolo erano stampati soprattutto testi religiosi, mentre i testi profani narrativi dominano nel 18° e 19° a causa della diminuzione dell’analfabetismo di questi secoli. Le canzoni stampate erano apprese a memoria, raccolte dalla tradizione popolare e diffuse di bocca in bocca. Molte melodie erano molto popolari e venivano regolarmente cantate in differenti occasioni con nuovi testi. Una di queste melodie era la celebre “La Folia” o “Folie d’Espagne”. Un’altra era la melodia di Fiskesk¬r  (sved. fiske = pesca; sk¬r = roccia, isolotto) che è ancora cantata come ninna nanna in molte famiglie svedesi di oggi.

Benchè i testi erano sovente molto drammatici, la maniera tradizionale di cantare le canzoni flokloriche svedesi non era assolutamente drammatico. Si cantava il testo strofa per strofa senza sottolineare il contenuto del testo con l’accentuazione del tono o dei gesti.

Dopo il 1850 un nuovo tipo di melodia apparve in Svezia. Erano canti religiosi d’origine anglosassone con testi in svedese. Questi canti furono diffusi dalle sette religiose, dalla scuola festiva e da piccoli libretti di canti.

Nell’anno 1840 fu istituita in Svezia la scuola dell’obbligo (sved. folkskola, scuola elementare, letter. scuola popolare). Ne consegue che alla fine del 19° secolo l’analfabetismo scompare completamente. Gli svedesi cominciano a scrivere i testi delle canzoni dentro piccoli quaderni. E’ rimasto ancora oggi un gran numero di “quaderni con la copertina di tela cerata” con canzoni profane e sacre scritte vicine tra loro.

(…) I salmi non potevano essere chiamati musica tradizionale, ma molti di quelli contenuti nel libro dei salmi del 1695 furono poi ripresi dalla tradizione popolare con diverse varianti melodiche.

Si cantava insieme specialmente nell’occasione delle feste di Natale, di Pasqua, di Pentecoste e di S.Giovanni (Midsommar). Erano soprattutto i giovani a riunirsi in queste occasioni nei lekstugor – sale dove si può suonare- per cantare, danzare e suonare. C’erano molti giochi cantati. Un certo numero era costituito da piccoli sketches, si imitavano i movimenti tipici degli artigiani, si mostravano differenti fasi del lavoro dei campi,…Altri giochi evocavano la cerimonia della richiesta di matrimonio.

In questi giochi sovente i maschi e le femmine danzavano in due file di fronte.

Diversamente la formazione più utilizzata era quella in cerchio. Inoltre esisteva una sorta di farandola che era chiamata l¯ngdans.

Molti dei giochi cantati in Svezia hanno precisi corrispondenti in altri paesi d’Europa. Alcuni di questi sono ancora danzati oggi, principalmente dai bambini a Natale e a S.Giovanni.

Un'altra forma diffusa di canto fino ai giorni nostri, quando gli svedesi si riuniscono per le feste, sono le canzoni d’osteria. Oggi alcune di queste canzoni portano il nome di snapvisor, canzoni per bere (si beve l’acquavite). Sono cantate da tutti appena prima di bere da un piccolo bicchiere d’acquavite chiamato snaps. Un certo numero di questi snapvisor sono divisi in due parti: una parte si canta prima di bere lo snaps ed un’altra dopo aver bevuto. Siccome l’acquavite è una bevanda molto forte, si cerca di non berla prima di avere cantato la seconda parte della canzone.

Esiste una grande varietà di snapvisor  e molti snapvisor  nuovi nascono ogni anno.

IL CANTO DI LAVORO

La musica dei pascoli è già stata descritta. Esistono anche altre forme più recenti di musica folklorica che sono legate direttamente ad altri lavori. Ci sono, ad esempio, delle varianti svedesi dei shantiesi, canzoni da marinai che erano cantate sui velieri.

I nuovi lavori che si sono sviluppati durante il 19° secolo in occasione della costruzione di ferrovie e strade, dello sfruttamento di miniere e foreste, esigevano che più operai lavorassero assieme, ad esempio per trasportare carichi. Il canto era uno dei modi di coordinare il movimento del gruppo. Questi canti erano in tempi semplici, con forti accenti ritmici quando tutti insieme dovevano tirare o sollevare qualcosa, quando la corda doveva essere tesa o il colpo doveva cadere.

Ma la meccanizzazione crescente del lavoro e l’aumento del rumore sui luoghi di lavoro dovevano aver ragione dei canti di lavoro che, infatti, sono ormai scomparsi.

GLI SPELMƒN E LA LORO MUSICA

Nella società rurale c’erano anche dei musicisti che suonavano differenti strumenti. Si chiamavano spelman, plurale spelm¬n. Gli spelm¬n  suonavano soprattutto musica a ballo per danze di coppia, ma anche durante i matrimoni, i funerali o in altre cerimonie. Erano abitualmente dei maschi, ma in alcune regioni potevano anche essere donne.

Lo strumento più diffuso era il violino.

Ad eccezione di province come Uppland (a nord di Stoccolma) dove la nyckelharpa o ghironda svedese (ad archetto) era lo strumento più suonato.

Un altro strumento diffuso era il clarinetto.

In alcune epoche erano molto utilizzate anche la cornamusa e la bombarda, strumenti che oggi non sono più suonati.

Spesso gli spelm¬n costruivano i loro stessi strumenti ed esistevano un gran numero di varianti nelle modalità costruttive e nelle forme. Una variante locale conosciuta è il tr¬skofiol o violino di zoccolo, fabbricato dentro uno zoccolo che esiste in Scania (la provincia più meridionale della Svezia).

La maggior parte degli spelm¬n non erano soltanto musicisti; lavoravano come garzoni nelle fattorie, erano soldati, contadini proprietari,…

Esistevano anche spelm¬n professionisti, ad esempio in Scania, dove il governatore della provincia doveva accettare gli spelm¬n che i contadini sceglievano per i loro cantoni.

Altri spelm¬n erano anche organisti in chiesa. E spesso leggevano la musica.

A partire dalla fine del 17° secolo ci sono quaderni nei quali gli spelm¬n che sapevano leggere scrivevano il loro repertorio e le loro arie musicali. Ma questi musicisti sono un’eccezione. La maggior parte di loro apprendeva le musiche ad orecchio suonando con spelm¬n più anziani.

E’ ancora così che i giovani spelm¬n di oggi imparano a suonare.

Lo spelman spesso era visto come una sorta di mago. Si racconta che molti di loro avevano imparato a suonare da N¬cken, il Genio dell’acqua, una creatura che, secondo la credenza popolare, vive nei ruscelli e nei fiumi.

Il N¬cken è associato al diavolo. Il musicista che aveva appreso a suonare attraverso il N¬cken  

era capace di suonare arie che facevano danzare tutti. Con queste arie si poteva anche far danzare oggetti inanimati come tavoli e sedie. Ci sono molte storie di spelm¬n che avevano impiegato i loro poteri magici per rompere le corde di violino di un concorrente o per fare entrare una mosca in un clarinetto di un altro spelman. Ma talvolta questi poteri potevano essere utilizzati per aiutare altre persone in situazioni critiche.

Si racconta dello spelman Byss-Kalle (1783-1847) della provincia di Uppland che, un freddo mattino d’inverno, mentre rientrava da una festa, arrivò all’altezza di alcuni carretti tirati da cavalli alla base di una salita lunga e molto ripida. La strada era molto scivolosa e i cavalli non riuscivano a salire con i pesanti carichi che dovevano tirare. In quel momento Byss-Kalle si sistema sul primo carro, malgrado le proteste del suo cocchiere, tira fuori la sua ghironda, si mette a suonare e riesce a far inerpicare sulla salita tutti i cavalli.L’aria che Byss-Kall suona è suonata ancora oggi e s’intitola “Storsvarten” o “il Grande Nero” dal nome di un cavallo.

Nei matrimoni e nei funerali lo spelman doveva suonare per molto tempo. In queste due occasioni si trovano usanze molto diverse tra una regione e l’altra. In alcune regioni, per esempio in Dalecarlia, gli spelm¬n potevano suonare anche in chiesa. Cosa che era impossibile altrove.

Generalmente si suonava un g¯ngl¯t, un’aria di marcia, quando il corteo entrava nella chiesa. Poi si potevano suonare arie differenti per ogni fase di questo giorno solenne. Al momento del pranzo, che durava ore, ogni bevanda, ogni portata doveva fare la sua entrata al suono di un’aria speciale: la polska dell’acquavite, l’aria dell’arrosto,… In seguito si danzava tutta la notte.

Naturalmente non tutti potevano permettersi nozze di questo tipo.

Se non si poteva pagare uno spelman o se non ne esistevano nella propria regione, si poteva utilizzare il servizio di un trallare, cioè di un cantante che canticchiava la musica da danza sostituendosi al suonatore; cosa che necessitava di una tecnica vocale speciale chiamata trallning.

Tra le danze vi erano soprattutto diverse forme di polska, la polonaise svedese. Esistevano un gran numero di forme e tipi di polska.

Nei villaggi situati attorno al lago di Siljan, in Dalecarlia, ognuno possedeva la sua propria variante di polska.L’origine della polska è incerta, ma il nome evidentemente porta a pensare che si tratti di una variante di danza polonaise. La polska è in tre tempi, ma esistono anche arie in tempi pari che si chiamano ugualmente polska. Questo pobabilmente si deve al fatto che la polska si è sviluppata a partire da due danze, una in tempo semplice, l’altra in tre tempi.

Un tipo di polska considerata da molti musicisti come la più anziana è la “polska in crome” (ottavi, n.d.T.) con una forte accentuazione sul primo e sul terzo tempo e un secondo tempo molto lungo.

Un altro tipo diffuso è la sl¬ngpolska o “polska in biscrome” (sedicesimi, nd.T.) con un ritmo così regolare che può essere difficile per un profano di capire se si tratta di un tempo semplice o un tempo ternario. La sl¬ngpolska è nata sotto l’influenza della polonaise.  

Alla fine del 18° secolo e nel 19° sono apparse molte nuove danze.

Innazitutto la quadriglia e il valzer, poi la mazurka e la polka. Quest’ultima ha poi dato alla luce una variante svedese, la schottis.

Nuove danze e un nuovo stile apparvero anche sulla scia della fisarmonica (organetto diatonico , ndt) che arrivò in Svezia alla fine del 19° secolo e divenne rapidamente uno strumento popolare.

La fisarmonica aveva un suono più potente che i vecchi strumenti musicali degli spelmän. Era anche più facile a dominarsi che un violino o una ghironda.

Le fisarmoniche a una o due file che erano vendute in Svezia erano accordate sul modo maggiore. Era praticamente impossibile per queste fisarmoniche suonare le polska in modo minore e, tra l’altro, con passaggi spesso difficili.

Quindi si preferiva suonare le nuove danze: valzer, polka e poi, più tardi, il tango.

Le polska furono trasformate in una danza più semplice, l’hambo.

Il repertorio fisarmonicistico in Svezia è chiamato gammal dansmusik o anche “antica musica da danza”, ma non è considerato dai puristi come la vera musica folklorica.  

Durante la seconda metà del 19° secolo, un vasto movimento di risveglio religioso investì una grande parte della Svezia. I predicatori affermavano che il violino era uno strumento del diavolo e che portava i giovani al peccato. Molti violini furono distrutti. In alcune regioni la tradizione della musica folklorica scomparve.

IL 20° SECOLO

All’inizio del 20° secolo il movimento di migrazione dalle campagna verso la città ebbe un notevole incremento. Alcune forme moderne di musica popolare si sostituirono lentamente alla funzione esercitata dalla musica delle feste e delle danze della tradizione folklorica.

Nello stesso momento, tuttavia, molti svedesi presero coscienza del valore dell’antica cultura popolare e cercarono di preservarla in diversi modi.

Per quanto riguarda la musica si organizzarono concorsi di spelmän. Fino ad allora essi avevano suonato soli o con uno o, tutt’al più, due compagni. I concorsi si trasformarono poi in assemblee di spelmän, nel corso delle quali si cominciò a suonare insieme.

Tutti gli spelmän che abitavano in una stessa regione si riunirono e formarono dei gruppi che potevano contare fino a 30 musicisti, talvolta anche di più. Essi cominciarono a fare arrangiamenti della musica antica suddividendola in parti differenti e donandole così una nuova forma.

Oggi esistono degli spelmanlag, dei gruppi di spelmän, un po’ dappertutto in Svezia. E spesso si vedono perfino delle fisarmoniche.

I gruppi di spelmän sono organizzati in federazioni, una per provincia, e la maggior parte delle federazioni sono raggruppate nella “Federazione Nazionale degli Spelmän Svedesi” (Sveriges Spelmäns Riksförbund).

Nel corso degli anni ‘70 la musica folklorica svedese si è diffusa tra i giovani. C’è oggi un gran numero di spelmän giovani molto abili, sia uomini che donne. Molti giovani cercano di ritrovare l’antico stile musicale che si è mantenuto vivo negli spelmän vissuti in regioni isolate e al di fuori dei gruppi di spelmän. Altri soffiano una nuova vita all’interno della musica folklorica delle proprie regioni, regioni che avevano spesso perso le proprie tradizioni durante il risveglio religioso del 19° secolo. Molti giovani spelmän cercano anche di trovare nuove forme di utilizzazione della musica folklorica.

Attualmente la situazione è dunque molto soddisfacente.

Tutti i giovani spelmän  e i cantanti di oggi sono là per garantire che la musica folklorica svedese sporavviverà per molti anni anche dopo il 2000.

 

                                                  

 

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