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Northern traditions

 

 

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

 

Gli strumenti del freddo nord

2°puntata

 

Violino, impulsi e stili

intervista alla violinista svedese Carina Normansson

 

La strada migliore, per continuare il nostro viaggio attraverso gli strumenti tradizionali nordico-scandinavi e completare la panoramica sul violino, passa attraverso un’intervista a Carina Normansson. Bravissima  violinista del Västmanland svedese e specializzata sia nella musica tradizionale da danza che in quella d’ascolto più innovativa (ad esempio con gli Swåp), si è gentilmente prestata alle mie domande durante la pausa di un corso di polske (di cui lei era musicista) all’Arci Bellezza di Milano…

 

D. Intanto vorrei conoscere la tua storia…

 

R. Il mio primo rapporto con il mondo musicale è nato attraverso il canto: già da piccola avevo iniziato a cantare. Ma nella comunità di musicisti della mia zona, legati tutti ad una scuola di musica, mi fu proposto di suonare il violino perché dicevano che avevo una predisposizione naturale per questo strumento. Inizialmente non mi interessava e non volli impararlo. Poi mi avvicinai, mi appassionai al mondo della musica tradizionale e provando qualche nota su questo strumento mi resi conto che tutto mi veniva facile: bastava che mi dessero un’aria da imparare e in poco tempo riuscivo a suonarla. Decisi di dedicarmi veramente al violino quando compii i quindici anni.

Cominciai a prendere lezioni gratuite da un insegnante e per ringraziarlo decisi, a diciotto anni,  di arrivare ad uno dei riconoscimenti classici per i musicisti in Svezia, il Rikspelman (sorta di competizione i cui vincitori hanno una sorta di importante riconoscimento ufficiale della loro attività nell’ambito della musica tradizionale, n.d.r.) che ottenni con una medaglia d’argento. Non è una cosa che mi piacque, non è bello suonare davanti ad una giuria, ma era il modo migliore per ringraziare un insegnante che in passato era uscito da questo evento solo con un diploma.

Cominciai così a suonare un po’ qui e un po’ là, ai matrimoni, alle feste. Già a diciottanni iniziai a fare un tour con altri musicisti. Attraverso questi e attraverso il mio insegnante venni in contatto con i repertori tradizionali di molte zone: Västmanland, da dove arrivo io, dell’Hälsingland, del Värmland, dell’Uppland e del Dalarna.

Cominciai a insegnare e entrai in un spelmanlag (gruppo composto da numerosi suonatori, per lo più violinisti, ndr). Tutto quello che io ho imparato in quegli anni con il mio maestro ho cercato di portarmelo in giro e di condividerlo con gli altri.

 

D. E poi il tuo incontro con gli Swåp e la commistione tra musica svedese e musica anglosassone…

 

R. Un giorno suonavo con Ola Bäckström, un pomeriggio a Falun, non durante il festival, e dopo di noi doveva suonare la Kathryn Tickell Band e questo incontro a distanza ci portò a interessarci gli uni agli altri. Arrivammo così a cenare insieme e decidemmo di provare suonare.

 

D. Ti piace questa esperienza?

 

R. Si, molto. Siamo tutti un po’ speciali a questo mondo, ma il bello di noi quattro è l’aver formato qualcosa di nuovo con l’incontro delle nostre esperienze. Questo ci ha permesso di dare vita a qualcosa di particolare. Ormai siamo a dieci anni dal nostro primo contatto e incontro.

 

D. La mia opinione è che finalmente con gli Swåp il contatto tra il mondo nordico-scandinavo e quello anglofono si sia sviluppato senza superficialità ma con attenzione alle singole culture…

 

R. Pur essendo molto diversi tra noi, abbiamo delle similitudini. La prima cosa che abbiamo in comune, ed è il primo punto su cui ci siamo incontrati nel tour che abbiamo fatto in Inghilterra, è il modo di fare musica, il modo di sentirla. E’ un rapporto speciale.

Malgrado questa mia bellissima esperienza amo suonare musica da danza durante i corsi, è un modo di tornare indietro alla tradizione più pura, di tornare a suonare con il mio violino melodie nelle modalità previste dalla tradizione. Uno dei modi di un musicista di capire come suonare per la danza è avere il ballerino davanti.

 

D. E la tua esperienza con Maria Jonsson (Carina con Maria, violinista, ha già prodotto un disco di musica tradizionale svedese, ndr) ?

 

R. Sta continuando. Abbiamo fatto una tournée in Giappone, abbiamo già fatto un disco e abbiamo in progetto di farne un altro. Solo che Maria è molto impegnata, già è un’insegnante di musica e ha poco tempo. Poi un po’ di tempo fa si è appassionata alle scarpe da danza e ha voluto, con l’aiuto di alcuni artigiani, imparare a farle. Tra il suo studio sulle scarpe e l’impegno scolastico il tempo rimasto è poco.

 

D: Che differenza c’è tra il modo di suonare il violino nella musica tradizionale svedese e in quella colta, classica…

 

R. Alla base, nel modo di ottenere i suoni, è quasi la stessa cosa, anche se ci sono cose, ad esempio il vibrato, che nella tradizione non esistono. Ma è difficile rispondere: tempo fa nella musica classica si era molto più rigidi, per quanto riguardava le mani, la postura, Dagli anni ’90 questa rigidità è cambiata. Secondo me è importante che tu ti senta a tuo agio con lo strumento: solo così puoi tirare fuori il meglio dallo strumento. C’è da dire, tra l’altro, che nella musica svedese tradizionale ci sono spesso delle frasi musicali che richiamano frasi musicale del mondo classico barocco. Una differenza tra la musica classica e quella tradizionale, comunque, spesso è nell’accordatura dello strumento.

 

D. Nella tradizione italiana e in molte tradizioni europee c’erano spesso modalità particolari di tenere il violino, vuoi appoggiandolo al petto o alla spalla, vuoi comunque tenendolo con posture molto differenti da quella classica. Accadeva questo anche nella musica svedese?

 

R. Nella tradizione svedese era la stessa identica cosa, c’erano modi di tenere e di suonare lo strumento molto diversi. Ognuno lo suonava come gli era più comodo o secondo le sue abitudini.

 

D. Molti lettori che si avvicineranno a questo articolo, e comunque molti appassionati delle tradizioni svedesi, si interessano principalmente ai repertori coreutici e alla polska in particolare. Puoi dirci qualche cosa sulle differenze stilistiche musicali nell’esecuzione delle polske di differenti regioni della Svezia?

 

R. Per esempio nelle polske di Orsa l’impulso è regolare, uniforme. Se ascolti Anders, un violinista famoso per questo repertorio, puoi notare tutti i micro intervalli ritmici che lui è capace di creare e come comunque vengono marcati tutti i tempi della danza. E questo ha ripercussioni anche sui danzatori. (Si mette a cantare una melodia di Orsa)

 

D. Nella musica che ci hai cantato più che la regolarità degli accenti, mi pare ci siano particolarità ritmiche... Ad esempio un impulso leggermente anticipato...

 

R. In realtà è il carattere dell’impulso a essere importante. E’ un elemento fondante della melodia. Il suo aspetto ritmico viene dopo: tu come musicista puoi anticipare un tempo o un altro, dipende dal tuo modo di suonare, dalla tua interpretazione. Ma sono cose queste che non puoi rendere logiche, che non puoi razionalizzare.

 

D. Probabilmente mi pongo questo problema ritmico per il fatto che avvicinandomi a questo repertorio anche come musicista, come fisarmonicista, mi preoccupo di comprendere quale debba essere l’accompagnamento…

 

R. Non saprei, l’unica cosa che è possibile fare è quella di ascoltare dei fisarmonicisti di Orsa, e ce ne sono diversi, e ascoltare la loro interpretazione. Solo così puoi farti un’idea. Tra l’altro questo è un argomento delicato. Nelle gammaldans (sorta di liscio svedese che comprende musiche di repertori tradizionali e di repertori più recenti di balli di coppia, ndr) la fisarmonica è suonata in un modo standardizzato un po’ con tutte le polske.

 

D. Beh, dopo queste delucidazioni fondamentali, andiamo avanti. Diciamo ad esempio qualcosa delle polske di Bingsjö...

 

R. Cercando di risponderti sinteticamente direi che la caratteristica principe è una certa vitalità, energia che arriva dalle melodie di questo paese. La struttura melodica di queste polske si riconosce spesso dal fatto che si può contarla quasi con sei piccoli brevi tempi per battuta. E’ energica, sostenuta e in questo senso più semplice da riconoscere, come tempi, e ballare.

 

D. Ho ascoltato registrazioni dei primi del novecento di alcuni musicisti, la maggior parte violinisti, svedesi. Le polske eseguite erano spesso molto veloci, più di quello che normalmente mi sarei aspettato...

 

R. Sì, è una sensazione strana. Ce lo siamo chiesti anche noi il motivo di questa velocità, non sempre giustificata da caratteristiche della zona. C’è chi pensa possa essere dipeso dal poco tempo che avevano per suonare i musicisti registrati col magnetofono o, forse, dalla voglia di esibirsi e dimostrarsi abili. O forse dipendeva dal fatto che non erano suonate per la danza. E’ vero abbiamo molte registrazioni in Svezia, ma purtroppo abbiamo pochi video.

 

D. Veniamo a Boda, un altro paese del Dalarna con uno stile particolare di danza...

 

R. Boda, Boda,... E’ difficile spiegare (e si mette di nuovo a cantare una melodia ricca di sospesi, di una sorta di sospiri che rendono l’esecuzione molto solenne...ndr). A livello ritmico ancora più difficile, gli accenti cambiano continuamente. Bisogna conoscere la melodia e provare a suonarla. In linea di massima in queste polske si può sentire una sorta di respiro nel secondo tempo, prima di passare al terzo (canta e accenna ad un passo di danza ndr). E’ un respiro importante che il musicista deve far sentire allungando un po’ il secondo tempo.

 

D. C’è qualche caratteristica musicale nelle polske che arrivano dalla zona est della Svezia, per esempio dal Västmanland, Hälsingland, ...

 

R. Certo, ci sono ad esempio molte melodie, melodie in cui è importante la figura dei sedicesimi, che sono molto simili alle melodie delle coste finlandesi. Poi si possono trovano anche molte slängpolska, un esempio ne è la slängpolska dello Smaland, che ha un suo modo caratteristico di essere ballata. Anche se poi questa forma ha acquistato caratteri molto diversi, nell’ Uppland, nel Västmanland. In realtà ci sono anche molte altre differenze ma non c’è tempo di parlarne.

 

D. Un’ultima domanda: abbiamo visto le differenze tra le diverse zone... Ma in che rapporto sono con le differenze esistenti tra gli stili degli esecutori?

 

R. E’ vero, prima di tutto le differenze sono personali. Il musicista alla fine sceglie quello che si sente più addosso. Negli anni passati naturalmente non c’era la possibilità di girare molto, dunque era normale che i violinisti di una certa zona si uniformassero un po’ tra di loro sul loro stile. Però in realtà ognuno sceglieva ciò che gli pareva più adatto a se stesso.