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Nyckelharpa - 1

 

 

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Northern traditions

 

 

Gli strumenti del freddo nord: la nyckelharpa

1°puntata

 

In questo rubrica abbiamo già affrontato diversi strumenti musicali e diverse tradizioni e culture del mondo nordico-scandinavo. E le tappe del nostro viaggio si moltiplicano e portano naturalmente ad altre tappe ed altre puntate.

Dopo il kantele continuiamo ora con un altro strumento, la nyckelharpa: uno strumento che è portato spesso a simbolo della Svezia, nazione di punta riguardo al recupero delle tradizioni nordico-scandinave.

 

All’inizio racconteremo la storia dello strumento, accenneremo alla sua evoluzione e alle sue zone di diffusione, facendoci aiutare da qualche libro, da alcuni appunti di Silver Plachesi, allievo del corso di nyckelharpa della scuola di musica popolare di Forlimpopoli, e da alcune informazioni tratte da conferenze reali e siti virtuali.

Poi racconteremo della nyckelharpa oggi, degli interpreti vecchi e nuovi, dei repertori.

Non mancheranno anche delle interviste: a Marco Ambrosini, insegnante e grande interprete di questo strumento, e a due esperti svedesi conosciuti e ascoltati ai margini di una conferenza che si è tenuta recentemente a Forlimpopoli.

Cercheremo anche le leggende, le storie e gli aneddoti che nelle tradizioni non emanano certezze ma fanno intuire spesso molto di più della scienza infusa. Il tutto in più puntate e in più racconti. Quanti? Non so. Ho imparato a lasciarmi trasportare dalle parole e da ciò che incontro parlando.

 

 

La storia della nyckelharpa

 

a cura di Tiziano Menduto

 

Prima di iniziare la presentazione dello strumento diamo un breve cenno alla sua famiglia musicale e alla sua localizzazione. Solo un breve cenno che poi approfondiremo.

La nyckelharpa, al di là degli altri nomi raccolti nel tempo (nyckelgiga, harpa, nyckelspel, knaverharpa,…), è un antico strumento musicale ad arco, appartenente alla stessa famiglia della ghironda e della viella, che nei secoli è stato suonato in diverse parti d’Europa e che si è nel tempo “sedimentato” nella tradizione popolare svedese, con particolare riferimento alla regione di Uppsala.

 

Ma quanto simile alla ghironda?

Sperando nell’ausilio di fotografie, che sono efficaci nel descrivere uno strumento ben più di mille parole, una nyckelharpa è un cordofono il cui suono deriva dallo sfregamento delle corde: con una ruota di legno per la ghironda e con un piccolo archetto per quanto riguarda la nyckelharpa.

Più simili invece nella modalità di modulare il suono: in entrambi i casi attraverso dei tasti, delle chiavi (“nickel” in svedese significa appunto chiave) che agiscono per mezzo di tangenti in legno tenero che toccano le corde dello strumento.

 

 

Veniamo alla storia. Storia che parte dalle poche notizie e documenti conosciuti, magari partendo anche da strumenti che alla nyckelharpa sono affini.

Secondo alcuni documenti si può affermare che il violino in Svezia entrò nell’uso comune a corte non prima del 1640 e probabilmente tra il popolo anche più tardi. Cosa il popolo utilizzasse prima non ci è dato saperlo.

Sempre rimanendo in Svezia i testi più antichi che fanno riferimento alla nyckelharpa - a parte alcuni brevi riferimenti dei primi del 1600 - sono risalenti al 1677 (se ne parla in un trattato di Olof Varelius), le prime partiture invece nell’800 e il primo studio dedicato è del 1899 (“Om nyckelharpospelet på Skansen” di Karl Petter Leffler).

E fuori dalla Svezia?

Troviamo riferimenti testuali – e non solo - in alcuni trattati tedeschi dedicati alla musica come quelli scritti da Martin Agricola (nel 1529 e nel 1545) dove lo strumento, che è anche raffigurato, è chiamato “schlüsselfidel”. O nel trattato scritto da Michael Praetorius (1618) dove una immagine che accompagna il testo ci riconduce ad un particolare modello di nyckelharpa ritrovato a Mora e Älvdalen, in Svezia. Il testo riporta anche alcune notizie interessanti: lo “schlüsselfidel”, come il salterio e la ghironda, era considerato uno strumento dei viandanti, molto conosciuto ma non appartenente al mondo musicale “colto” (almeno quello ritenuto come tale da Praetorius).

Tralasciando alcune menzioni più antiche che attendono conferma (spesso si tratta di capire se gli strumenti a cui si fa riferimento siano effettivamente nyckelharpe), è utile ricordare la presenza di altre citazioni in documenti danesi del 1646 e del 1663.

 

Fin qui i riferimenti. E gli strumenti che si sono conservati fino ad oggi?

Lo strumento più antico rimasto, a parte alcune attribuzioni più dubbie, è datato 1740. Mentre uno strumento legato a una variante locale, la cosiddetta “moraharpa”, ha inciso sotto il manico la data 1526.

 

Se vogliamo però andare più indietro nel tempo dobbiamo staccarci, come spesso capita anche ai ricercatori di danza, dai riferimenti testuali e passare alla ricerca iconografica, con particolare riferimento a fregi e dipinti.

 

Il fregio più antico lo troviamo nella chiesa di Källunge, cittadina della  provincia del Gotland. Gotland non è un posto qualunque: in epoca medievale e dopo le incursioni vichinghe era diventata uno dei centri commerciali più importanti del Baltico. Tanto che la sua capitale, Visby, partecipava alla Lega Anseatica, una potente associazione di commercio che era riuscita a riunire molte città del nord Europa.

Al periodo di suo fulgore corrisponde la costruzione di diverse chiese, in stile romanico prima e gotico poi, e al 1350 risale la costruzione della suddetta chiesa di Källunge e tra i bassorilievi in pietra, posti a decorazione dei capitelli e raffiguranti arti e mestieri, compaiono putti che imbracciano e suonano strumenti che sembrano delle nyckelharpe.

Di questo strumento si possono trovare tracce anche in altre rappresentazioni - per lo più affreschi e sculture - tra il 1350 e il 1650.

Rappresentazioni che si trovano in diverse parti d’Europa ma in modo particolare in zone costiere della penisola scandinava.

Il particolare della costa potrebbe essere interessante: lo strumento potrebbe essere arrivato attraverso il mare, magari dal Continente e probabilmente attraverso gli scambi commerciali che in Gotland avevano trovato un punto nodale.

 

Altre rappresentazioni pittoriche, in Svezia e Danimarca, risalgono al 1460 (nella regione Skane), 1480 (Lyllsnd), 1511 (Helsingor), 1520 (Medelpad),… Oltre a un  gran numero di rappresentazioni nella regione dell’Uppland (ad esempio risalenti al 1468 – 1470 – 1475 – 1498 – 1503 – 1504 - 1520).

Inoltre in Germania, a Hildesheim, troviamo anche un putto scolpito che risale al 1590 e che suona uno strumento molto simile a quello disegnato da Martin Agricola.

 

 

 

A questi ritrovamenti se ne aggiunge uno più recente che viene giusto a suggellare il triangolo che, come vedremo nelle prossime puntate, unisce il progetto  unitario europeo di insegnamento della nyckelharpa siglato tra l’Accademia Burg Fürsteneck di Eiterfeld (Germania), la Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli e l’Eric Sahlström Institutet, Tobo (Svezia).

Si tratta in questo caso di un affresco a Siena datato 1404 e ad opera di Taddeo Di Bartolo, dove un angelo suona uno strumento molto simile a quello dei musicisti di Kallunge, con quattro corde e senza corde di risonanza.

 

Quello che rimane da capire, a questo punto, è come sia arrivata la nyckelharpa in Svezia,  e come si sia sviluppato un repertorio tradizionale che ha conservato per secoli nella tradizione uno strumento altrimenti destinato all’oblio.

Per poter raccontare ciò - senza la pretesa di arrivare al quando e al dove della nascita della nychelharpa - possiamo farci aiutare dalle parole di Per-Ulf Allmo e la sua ricerca del 2004 “Den gäckande nyckelharpan”.

Per-Ulf Allmo indaga la zona in Svezia in cui si è sviluppata la tradizione di questo strumento. Quel triangolo nella regione dell’Uppland cha ha avuto come cuore pulsante il borgo di Uppsala e che ha visto grandi cambiamenti (arrivo di altri popoli, maggiori comunicazioni con l’esterno,…) verso la metà del 1500 per lo sviluppo di impianti di estrazione mineraria.

Per-Ulf Allmo vede nella nychelharpa – almeno riguardo allo specifico modello anticamente diffuso in quelle zone - uno strumento autoctono, nato dopo la metà del 1500, dal fecondo crogiolo culturale di Uppsala, dall’incontro con altri strumenti importati dalla corte svedese e arrivati da altri luoghi - Viole da gamba? Ghironde? Altre nyckelharpe? - e dall’opera di qualcuno che doveva essere pratico nell’arte del legno e conoscere bene uno strumento come la ghironda.

Dunque una nascita – per quanto riguarda l’Uppland e secondo quanto affermato da Per-Ulf Allmo - senza connessioni con i dipinti, fregi e affreschi a cui abbiamo accennato. I modelli a cui potrebbe avere attinto l’artigiano suddetto potrebbero essere stati modelli veri e non vaghe immagini.

Quello che avrebbe poi conservato lo strumento nel tempo – sempre secondo quanto indicato dall’autore – è proprio quel basso profilo di cui parlava Praetorius; un basso profilo di strumento incolto che lo avrebbe preservato da ogni interferenza.

 

Questo a grandi linee il profilo storico di questo affascinante strumento, sia nella sua tipologia più legata all’Uppland, sia in relazione al “modello” europeo.

Avevo promesso qualche aneddoto, tratto dalle ricerche di Krister Malm, ma il tempo è tiranno e lo spazio pure.

Rimando il tutto alla prossima puntata che affronterà l’evoluzione nel tempo dello strumento.