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Nyckelharpa - 2

 

 

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Northern traditions

 

Gli strumenti del freddo nord: la nyckelharpa

2°puntata

 

Continuiamo il nostro viaggio nel mondo della nyckelharpa.

Nella prima puntata abbiamo affrontato i problemi storici, cercando di sbrogliare il più possibile la matassa relativa ai misteri di questo straordinario strumento musicale.

Ora invece cerchiamo brevemente di conoscere alcune diverse tipologie di nyckelharpe, con informazioni tratte dalle poche fonti disponibili.

Inoltre cercheremo di tracciare la rotta o le rotte intraprese dallo strumento - senza nessun pretesa di essere esaustivi - attraverso il mondo musicale odierno.

Non senza dimenticare l’aneddoto leggendario promesso (rimasto nella penna nella precedente puntata) e ricordando che la prossima puntata conterrà un’intervista ad uno dei principali interpreti europei della nyckeleharpa, Marco Ambrosini.

 

 

Il magico spelman Byss-Kalle

 

a cura di Tiziano Menduto

 

 

Come ci racconta il ricercatore Krister Malm, nella società rurale svedese con il nome “spelman” (spelmän al plurale) erano chiamati i musicisti che suonavano musica tradizionale e soprattutto musica a ballo per danze di coppia o comunque per feste come matrimoni, funerali o cerimonie di altro tipo.

Se lo strumento più diffuso, come sappiamo, era il violino, non mancavano spelmän che suonavano altri strumenti, ad esempio nell’Uppland la nyckelharpa.

Tra questi suonatori, che erano considerati spesso quasi come dei maghi (le leggende raccontavano che alcuni di essi avessero appreso l’arte musicale dai Näcken, i genii dell’acqua), c’era Byss-Kalle (Karl Ersson Bössa, 1783-1847).

Grande musicista della provincia di Uppland, Byss-Kalle un freddo mattino d’inverno, mentre rientra da una festa, arriva all’altezza di alcuni carretti tirati da cavalli alla base di una salita lunga e molto ripida.

Essendo la strada molto scivolosa e non riuscendo i cavalli a salire con i loro pesanti carichi,  Byss-Kalle decide di intervenire.

Si sistema sul primo carro, nonostante le proteste del suo cocchiere,  e inizia a suonare la sua nyckelharpa. I suoni del suo strumento fanno il “miracolo”, i cavalli piano piano riescono a salire sospinti dalla musica.

Non sappiamo chiaramente dirvi quali siano i rapporti tra storia e leggenda nel racconto. Tuttavia l’aria suonata da Byss-Kall non si è persa ed è suonata ancora oggi.

Uno dei titoli con cui è chiamata è “Storsvarten” .

 

 

Le nyckelharpe di ieri e gli interpreti di oggi

 

a cura di Tiziano Menduto

 

Le nyckelharpe hanno vissuto nei secoli molti cambiamenti evolutivi, così come decine di esperimenti e tentativi di adottare lo strumento alle diverse realtà musicali.

Diventa così difficile seguirli tutti.

 

Possiamo iniziare ricordando quanto detto nella precedente puntata.

Questo strumento ha una storia antica che si può trovare dipinta o scolpita in innumerevoli impronte lasciate dagli artisti dell’antichità.

Per parlare degli strumenti più antichi, chiamandoli semplicisticamente “nyckelharpe medievali”, potremmo tener conto degli strumenti scolpiti nella chiesa di Kallunge nel Gotland. Ma sono sicuramente nickelharpe?

Nell’incertezza è meglio rifarsi ai pochi esemplari rimasti: uno nella cittadina di Mora in Dalarna, uno a Vefsen in Norvegia e uno a Esse in Finlandia.

In particolare l’harpa di Mora, datata 1526, ha una sola fila  di tasti (con alcuni tasti che possono agire su due corde) e due corde a bordone. 

 

Su strumenti come questi successivamente si fa sentire l’influenza della viola d’amore - popolare ad Uppsala e a Stoccolma tra ‘600 e ‘700 – e si diffonde un modello che viene chiamato enkelharpa (Harpa semplice) a cui vengono aggiunte delle corde di risonanza.

Queste sono posizionate generalmente più in basso sul ponticello per evitare che l’archetto le tocchi.

L’esemplare più antico di enkelharpa che è rimasto fino a noi è del 1777.

Simile all'enkelharpa un’altro modello, chiamato mixturharpa (si differenzia per la presenza di “tangenti” sulla seconda corda).

 

Un altro modello è la kontrabasharpa che ha una sola fila di tasti, ma molti di questi tasti tasti possono agire su una corda di melodia (prima corda) e su una corda “bassa” situata all’estremità opposta del ponticello che può diventare una seconda corda di melodia.

Tra queste due corde ve ne sono circa una dozzina di risonanza, più una corda di bordone.

Questo è, ad esempio, il tipo di harpa che suonava Byss-Kalle, harpa che è stata ripresa oggi da alcuni musicisti, ad esempio Hasse Gille.

 

 

 

Arriviamo così nel 1836 quando un sergente (Johan Sodersteldt) e un costruttore di organi (Per Olof Gullbergson) costruiscono la prima silverbasharpa, così chiamata perché con una corda di budello rivestita d’argento per la corda bassa (per aumentare il volume).

Viene posizionata una seconda corda di melodia accanto alla prima e una seconda fila di tasti per questa corda.

La seconda corda, ora accordata in do e non in re, aumenta le possibilità dello strumento di suonare in diverse tonalità. La silverbasharpa è ancora suonata oggi da diversi nyckelharpisti.

 

Uno strumento che si può definire il risultato di un incontro degli ultimi due modelli visti è la   kontrabasharpa med dubbellek o anche österbyharpa.

Con due file di tasti, una seconda corda di melodia accordata in C e una fila superiore di tasti, di tangenti che agiscono sia sulla prima corda di melodia sia sulla corda bassa (accordata in D) come nella kontrabasharpa.

In poche parole questo strumento può essere utilizzato sia come kontrabasharpa tradizionale, per i brani più antichi, sia come silverbasharpa.

Questo strumento è stato suonato sia da Justus Gille che da Viktor Vikman, nati entrambi a fine ottocento e vissuti fino alla fine degli anni ’70.

 

Siamo arrivati alla cosiddetta nyckelharpa moderna, una nyckelharpa cromatica a tre file di tasti.

Viene costruita da August Bohlin negli anni ‘20, spinto dal desiderio di suonare insieme ai violinisti che incontrava a Skansen a Stoccolma. Ma sarà poi Eric Sahlström (1912-1986) a riprenderla verso gli anni ’80 e perfezionarla.

Il risultato è uno strumento a 16 corde: tre di melodia, una corda di bordone (poco utilizzata) e 12 corde di risonanza.

L’importanza di Sahlström – di cui parleremo in una futura intervista a ricercatori e studiosi dell’Eric Sahlström Institutet -  va al di là delle sue qualità come sperimentatore e costruttore.

A lui si deve un attività di promozione dello strumento fondamentale: insegnò sia il modo di costruirlo che di suonarlo. E il risultato di questi sforzi, partiti con il folk revival degli anni ’70, è la presenza in Svezia, oggi, di migliaia di nuovi nyckelharpisti.

 

Tornando alle tipologie di nickelharpe non possiamo non citare la presenza di altre varianti dello strumento (negli anni ’40 Viktor Svensk produsse un numero limitato di nyckelharpe con ben otto corde di melodia), come ad esempio la nyckelharpa tenore, uno strumento costruito da Peder Källman per il musicista Johan Hedin e generalmente accordato in mi,la,re,sol.

 

Infine due parole su una sorta di modello continentale dello strumento.

Questi modelli hanno, da qualche anno a questa parte, quasi tutti 4 file di tasti.

Inoltre se i modelli svedesi sono ancora pensati come strumenti a bordone, e quindi con accordatura la-do-sol-do (per suonare soprattutto in do), quelli “continentali” sono invece progettati per un'accordatura a quinte come quella della viola (la-re-sol-do).

Siamo di fronte ad uno strumento completamente cromatico, adatto a suonare praticamente qualsiasi tipo di repertorio.

 

Qualche cenno assolutamente non esaustivo e soggettivo agli interpreti di oggi.

 

Intanto non si può non parlare di Olov Johansson, allievo di Curt Tallroth e Eric Sahlström.

Da molti conosciuto per il gruppo Väsen e il gruppo folk-rock Nordman, il virtuoso Olov ha realizzato anche alcuni dischi di sola nickelharpa.

Ha ricevuto il titolo di riksspelman nel 1984 e nel 1990 è diventato “campione mondiale” sia di nickelharpa cromatica, sia di nickelharpa tradizionale.

 

Non si può poi non citare Anders Norrudde (alias Anders Stake). Grande polistrumentista che ha fatto conoscere la nickelharpa attraverso le note innovative di quello che considero il più interessante gruppo di folk “progressivo” svedese, gli Hedningarna.

In particolare Anders in concerto ha spesso suonato la moraharpa.

 

Altro musicista molto importante, anche per le sue incursioni non troppo distanti dal mondo del jazz, è Johan Hedin.

Componente di gruppi come  Bazar Blå, Luftstråk (con la fisarmonicista finlandese Maria Kalaniemi)  e compagno di viaggio dell’organista Gunnar Idenstam o del violinista Pelle Björnlert, è anche autore di alcuni lavori in solitario.

 

 

 

 

Brevi cenni nominali ad altri musicisti molto interessanti, sempre nell’ambito della musica tradizionale svedese rivisitata: Markus Svensson, Ola Hertzberg, Anders Mattson, Ditte Andersson, Niklas Roswall, Daniel Pettersson, Cecilia Österholm, Kerstin Andersson, Peter Hedlund, …

Per non parlare dei musicisti che girano intorno all’Eric Sahlström Institutet (come i fratelli Hogmark)…

Alcuni cd da ascoltare per cominciare a conoscere la nyckelharpa nella tradizione scandinava? Intanto un cd dedicato al lavoro di Eric Sahlström (“Till Eric”, Drone DROCD006), un’altro intitolato “La nyckelharpa” (Ocora C560177) infine un disco danese (“Harpens Kraft – Silke”, GO 0401). 

 

Se poi vogliamo allontanarci un po’ dal mondo della musica tradizionale, non si possono non citare due nomi molto importanti.

Uno è Marco Ambrosini, uno dei principali artefici in Italia e in Europa del ritorno dello strumento nel continente dopo “l'esilio” nella penisola scandinava.

Ambrosini – violinista e violista, oltre che nyckelharpista – è docente nel Seminario Europeo di Nyckelharpa e fondatore della Nyckelharpa Network Orchestra (un’orchestra di nyckelharpe che ha recentemente prodotto il primo disco). Di lui parleremo più avanti: il prossimo appuntamento con le nyckelharpe sarà “occupato” dalle sue risposte alle mie domande curiose.

Il secondo è invece il belga Didier François, musicista e compositore, violinista e nyckelharpista, con sonorità originali e un modo altrettanto originale di suonare. La sua abilità tecnica e la sua creatività lo hanno portato in mondi musicali particolari - spesso difficilmente etichettabili - e a un mare di collaborazioni. Ricordo tra i tanti un disco con Ambrosini (dedicato alla musica per violino di Béla Bartòk suonata con due nyckelharpe), tre dischi con il ghirondista Gilles Chabenat ed uno con Gabriel Yacoub (per fare riferimento a due musicisti conosciuti nel nostro ambito musicale).

 

 

Ultima citazione per un musicista che utilizza la nyckelharpa in prevalenza per suonare musica antica: Kersti Macklin.

Inutile dire che questo strumento si presta bene, a livello timbrico, alle sonorità della musica per archi del diciassettesimo e diciottesimo secolo.

 

Null’altro da dire.

Tanto ancora da ascoltare.

Per le citazioni non fatte prendetevela pure con me e segnalatemi (il mio indirizzo mail è nel rubricone) i nomi che sono rimasti nella penna.