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Northern traditions

 

"Un festival di tasca nostra"

intervista ad un organizzatore del Festival di Falun in Svezia

 

intervista a cura di Tiziano Menduto

traduzione di Filippo Gambetta e Roberta Masciandaro

 

 

Vorrei sapere la storia e l'evoluzione del Festival...

 

Il Festival ebbe inizio nel 1986. In verità nacque da una discussione molto stretta fra musicisti: questi musicisti suonavano musica tradizionale ed allo stesso tempo suonavano il blues e si interessavano ad altri generi musicali.

La Svezia e' una nazione di pura musica tradizionale, ci sono molti eventi finalizzati a questa e questi musicisti pensavano che la musica tradizionale potesse dare calore alla città di Falun...

A Falun c'era una comunità ristretta, non molto aperta, ma con cui poter comunicare.

L'idea principale era quella di ricreare, attraverso un festival, un ambiente che potesse aiutare sia la diffusione della musica tradizionale svedese e di altre nazioni che la comprensione del legame che aveva la musica svedese con la musica del resto del mondo. La musica del mondo, la cosiddetta “world-music”,  e' diversa dalla musica tradizionale vera e propria, è qualcosa che io preferisco chiamare “popolar-music”. Il suonatore di kora che da sempre suona, fa musica tradizionale. Per me la world-music è invece quello che si suona oggi in Africa, i gruppi legati al mondo della rumba,...

In questo festival si cerca di combinare e dare spazio sia alla musica tradizionale, specialmente nordica, sia a quest’ultimo genere.

 

In Svezia la gente è più attratta dalla propria musica tradizionale o  dalla world-music?

 

Tra i due generi c'è una sorta di interazione. C'e' gente che si interessa delle musiche del mondo, si interessa alle musiche tradizionali di qualsiasi altro paese. Ma prima o poi anche queste persone arrivano ad interessarsi della musica che gli appartiene. Oggi, per fortuna, c'è più dialogo tra i due mondi, c’è un movimento che spinge a questo percorso.

 

 

Come sopravvive il festival di Falun? Attraverso finanziamenti statali?

Il Festival e' finanziariamente autonomo.Non abbiamo supporto dal governo,dalla regione,ma abbiamo un contratto con loro. Il contratto si basa sul fatto che con questo Festival attiriamo tanta gente a Falun e sviluppiamo l'economia del terziario: in ragione di ciò la gente è disposta a pagare una sorta di tassa per finanziare il festival.

Inoltre bisogna tener conto che il festival, la sua organizzazione, dà lavoro a molte persone. E poi c’è il turismo, un’economia che ha a che fare con il contatto tra turisti e popolazione, con l’acquisto di viveri e diverse altre cose.

E' un contratto commerciale. Questo ci permette di non avere fondi,contributi. Quando tu li hai, sei costretto a chiederli ogni anno, a supplicarli. Non si crea un buon rapporto su queste basi...

 

Quest'anno come va il festival? Che ne pensa del tipo di pubblico che attira?

 

Il festival (si parla dell’edizione 2001, ndr) non e' ancora finito. Non posso dire nulla. Eventualmente posso solo dire come e' cambiato nel tempo.

Agli inizi c’erano solo piccoli gruppi,mentre dallo scorso anno il festival si è notevolmente ampliato sotto diversi aspetti.

Nei  miei programmi cerco di fare in modo che ci siano sia eventi legati al 100% alla musica tradizionale svedese, sia, come ho detto prima, musica più “folcloristica” e musica internazionale. In questi anni è evidente l’emergere di molti gruppi giovanili. Io generalmente amo questi due mondi: i più anziani che suonano musiche più tradizionali e i giovani che si avvicinano a quella, partendo dalla tradizione, più moderna. Quello che mi piace di meno è quanto rimane nel mezzo di queste due cose.

 

Poco prima della partenza del festival si svolge a Falun la manifestazione “Ethno”, sorta di scuola per giovani musicisti di musica tradizionale che si incontrano per studiare e suonare assieme...

L'idea ha avuto origine durante il festival ed è nata proprio come parte di questo. Ancora le due manifestazioni sono in stretto contatto, ma ora Ethno è pienamente supportata dal lavoro dello Swedish Council Institute.