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Northern traditions

 Pubblicazione per gentile concessione della rivista “Folk Bulletin: musica, danza, tradizione”.

RavennaFestival 2001

“Un’idea del Nord”

 

Ravenna Festival, uno dei più importanti festival italiani che dedica un’intera sezione alla musica tradizionale dei paesi nordici! Sono rimasto sorpreso... Felicemente sorpreso sia dal coraggio che dalla lungimiranza. In quei paesi è in atto da diversi anni un fermento, in ottimo equilibrio tra tradizione e modernità,  che stimola la produzione di gruppi, registrazioni di qualità eccelsa. Coglierlo dallo scranno di una rivista specializzata è doveroso, coglierlo all’interno di un mercato sensibile al genere World solo attraverso mode o promozioni è invece segno di grande discernimento.

Non ho perso tempo, pur in partenza per la Svezia mi sono catapultato ad ascoltare l’ascoltabile. Mi sarei perso i Värttinä. Ne ero quasi contento. Le bravissime Värttinä stanno diventando una moda cui tutto è permesso, anche dischi mediocri.

Ma partiamo da capo.

L’occasione per il festival ravennate di parlare musicalmente del Nord è un “percorso iperboreo, dalla stretto di Bering al Mar Baltico”, descritto ed eseguito effettivamente dal ravennate Francesco Negri nel 1663. “Viaggio Settentrionale” (1701) è uno dei primi libri nella storia dell’europa mediterranea a raccontare un paesaggio, a descrivere popoli di un Nord che all’epoca appariva quasi irraggiungibile e fuori dal mondo conosciuto dei libri o dei racconti.

Ma che per “un’idea del Nord”, il nome di questa sezione del festival, Francesco Negri sia un’occasione che cade al momento giusto, lo si capisce dalle parole e dal tono della prefazione di Franco Masotti, direttore artistico del festival.

“Non si dovrebbe scrivere ‘sulla musica’, ma ‘con’ la musica e musicalmente, restare complici del suo mistero”. Con questa frase di Vladimir Jankélévitch, Masotti ci riporta la testimonianza di un approccio al Nord non filologico. Di un approccio sul filo delle emozioni, delle sensazioni che la sua musica, le sue luci ed il suo buio possono suscitare. Di più. Masotti cerca di trovare in quel buio, in quei spazi, in quei paesaggi proprio l’archetipo delle sonorità, il pennello delle sfumature che ci sorprendono vagare con l’immaginazione davanti al suono di un hardingfele norvegese o di una nickelharpa svedese.

Forse è proprio questo senso del mistero, questo viaggio nella solennità del silenzio che  mi accompagna nell’ascolto del primo gruppo, il duo norvegese Iver Kleive & Knut Reiersrud. Una strana ma creativa idea di coniugare all’interno di una chiesa organo e chitarra (elettrica e acustica). Risultati che sicuramente poco hanno a che fare con la tradizione, ma molto con le emozioni che il Nord può suscitare.

Qualche menzione per gli Ithiriekko, gruppo finlandese radicato a Kaustinen, che insieme al gruppo vocale Loksutada presentava un concerto intitolato “Murheet-läpi vesien” (“Lamenti attraverso le acque”).  Pur con diversi riconoscimenti in Finlandia nelle competizioni dedicate al canto del Kalevala, il gruppo mi è parso interessante più per l’originalità degli strumenti nordici utilizzati (flauto armonico, basmorharpa, nickelharpa, kantele, jouhikko, sackpipe,...) che per la qualità delle esecuzioni.

Sicuramente - e qui il taccuino del cronista si riempie di emozioni - l’esibizione più valida sia per la ricchezza della tradizione presentata, sia per la qualità di quanto proposto, è stato quella del duo norvegese (regione dello Setesdal) Kirsten Bråten Berg (voce) e Hallvard T. Bjørgum (hardingfele).

Kirsten Bråten Berg, una delle migliori cantanti nel repertorio del kveding norvegese, è conosciuta sia per le interpretazioni più tradizionali che per le collaborazioni con personaggi della statura del contrabassista norvegese Arild Andersen, del polistrumentista svedese Ale Möller, della vocalist, sempre svedese, Lena Willemark.

Bjørgum, erede di una delle più famose dinastie di virtuosi del particolare violino dell’Hardanger (hardingfele), collabora con  Bråten Berg da molti anni e nella valle del Setesdal è un punto di riferimento per ogni musicista.

Affiatamento, virtuosismo, eco delle corde simpatiche dell’hardingfele (molto simile a un viola d’amore), dolcezza della voce, ritmi e melodie complicate che facilmente si intrecciano, tante piccole emozioni che il concerto suscita.

Non posso raccontare d’altro. Tuttavia questa breve immersione nel “nord” della sud-europea Ravenna mi ha aiutato molto. Mi aiuta a sperare in un futuro dove le organizzazioni festivaliere (specialmente dei festival non espressamente dedicati alla tradizione) siano meno impegnate a rincorrere le mode e più a utilizzare discernimento e  sensibilità nelle scelte.

L’Europa nordica è piena di musica affascinante. Forza, non aspetta altro che di essere scoperta...

 

Tiziano Menduto