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Runarstreng

 

 

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Northern traditions

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

 

   

“MIN KVEDARLUND”

 Kirsten Bråten Berg

Heilo -  HCD 7087 - 1993

  Canzoni tradizionali - NORVEGIA 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“RUNARSTRENG”

 Kirsten Bråten Berg & Hallvard T.Bjørgum

Grappa Musikkforlag - GRCD 4157 - 1999

 

 Musica tradizionale - NORVEGIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due CD. Due CD da ascoltare uno dopo l’altro per poter conoscere sia le tradizioni della valle del Setesdal, una regione della Norvegia del Sud,  sia la storia di una voce e di un violino che di questa regione norvegese sono tra i principali protagonisti.

La musica tradizionale del Setesdal è considerata dagli stessi norvegesi una musica con sapori esotici che qualcuno vuole portati da un pellegrinaggio in Terra Santa nel XII.  Una regione ricca di melodie, di slåttar, che da sempre hanno costituito il principale bacino per i repertori da danza di strumenti come il violino e l’hardingfele.

Ma non sono solo gli strumenti ad essere importanti in questa regione: lo è anche la voce. E la voce di Kirsten Bråten Berg è forse quella più rappresentativa.

Kirsten Bråten Berg, una delle migliori cantanti nel repertorio del kveding norvegese, si è cimentata sia in interpretazioni stilisticamente filologiche che in commistioni originali che l’hanno vista collaborare con personaggi della statura del contrabassista norvegese Arild Andersen (con cui incide nel 1992, per l’ECM, il bellissimo Sagn), del polistrumentista svedese Ale Möller, della vocalist, sempre svedese, Lena Willemark o di musicisti senegalesi come Solo Cissokho (che ha appena registrato un CD con la svedese Ellika Frisell) e Kouane Sereba.

Min Kvedarlund, pubblicato nel 1993, rappresenta proprio la storia di questa voce. Raccoglie, infatti, brani di diversi lavori, sia di quelli più tradizionali che di quelli vicini alla nostra fragile definizione di “folk progressivo”. La voce di Bråten Berg è dolce, sufficientemente forte da dipanarsi nelle difficoltà ritmiche e melodiche di canzoni tecnicamente impegnative.

 

Per arrivare alla storia odierna di questa cantante dobbiamo parlare invece del ben più recente Runarstreng e alla collaborazione (iniziata molti anni prima) con il suonatore di hardingfele Hallvard T. Bjørgum.

Prima, per chi sia ancora a digiuno delle tradizioni nordiche, qualche informazione su questo meraviglioso strumento, sicuramente il più rappresentativo del mondo norvegese.

L’Hardanger fiddle o hardingfele, un violino tradizionale particolarmente diffuso nella zona meridionale e occidentale della Norvegia già nel XVII secolo, si distingue per la presenza di alcune corde di risonanza che, disposte sotto la tastiera, risuonano per simpatia.

Generalmente decorato con motivi floreali e intarsi, l’hardingfele ha un ponticello e una tastiera più piatti del normale violino e viene suonato, spesso per repertori a ballo (halling, gangar, springar, pols,...), con almeno 29 tipi di accordature diverse.

Erede di una delle più importanti dinastie di virtuosi dell’hardingfele, Hallvard T. Bjørgum  ha vinto diversi premi nelle varie competizioni norvegesi per musicisti popolari e ha festeggiato nel 1999, proprio con Runarstreng, il trentesimo anniversario della sua carriera di artista. Fondato dalla sua famiglia, Hallvard dirige anche il centro culturale “Sylvartun”, un centro che si occupa di musica e arte popolare del Setesdal, punto di riferimento per ogni musicista e cultore delle tradizioni norvegesi.

Runarstreng presenta un programma composto di danze, ballate, stev (brevi canti monostrofici, di quattro versi con ritornello, improvvisati nella forma di contrasto tra due persone o gruppi), in buona parte del Setesdal, eseguiti con hardingfele, munnharp (scacciapensieri) e voce.

Il suono dell’hardingfele di Hallvard è molto bello: in secondo piano rispetto alla voce, mantiene l’effetto del suo eco naturale e si unisce perfettamente al battito del piede.

Runarstreng è un disco ottimo. Semplice e al tempo stesso musicalmente ricco, è il modo migliore per avvicinarsi (magari prima di incontrarsi con gli arrangiamenti più accattivanti ma più moderni di musicisti come Annbjorg Lien) alle tradizioni di un popolo che, racconta Hallvard, non ha mai smesso di suonare.

 

 

TIZIANO MENDUTO

 

Questa recensione è pubblicata per gentile 

concessione della rivista  “Folk Bulletin- musica,

 danza, tradizione

 

 

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