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Sackpipa

 

 

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Northern traditions

 

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

Gli strumenti del freddo nord

4°puntata

 

La cornamusa

Dalla säckpipa al torupill: viaggio attraverso le cornamuse del nord

 

Non fatevi fuorviare dal titolo: in realtà il viaggio si svolgerà per lo più in Svezia. Non c’è confronto, infatti, tra la mole di fonti e informazioni che si possono trovare su una säckpipa svedese e la povertà di ricerche e certezze riguardo alle cornamuse dei paesi vicini (con l’eccezione dei paesi baltici). Relativamente al perché di questa disparità si può rispondere sia con la “qualità” del revival svedese, che con fattori apparentemente più casuali. Se a colmare questo vuoto concorreranno a breve, ne sono sicuro, nuove ricerche, ho cercato per quanto mi è stato possibile di alzare gli occhi oltre frontiera e offrire un quadro più completo sui bordoni nordici.Chi volesse approfondire il tema può annotarsi i titoli degli articoli e libri che saranno di volta in volta citati o, più semplicemente, fare quattro passi nel bellissimo sito di Olle Gälmo di cui troverete l’indirizzo più in basso. A conclusione di questo excursus, probabilmente su un prossimo numero del giornale, un’intervista ad uno degli artefici della scoperta e conoscenza della säckpipa, Per Gudmundson. Buona lettura.

 

articolo e ricerca a cura

 di Tiziano Menduto

 

Un aneddoto…

 

Ci sono diversi modi di iniziare un racconto ma, parlando di cornamuse svedesi, quello più accattivante parte dal Museo Nordico di Stoccolma[1]. In questo museo,nel 1939, durante l’evacuazione del contenuto di una sala, casualmente venne alla luce il contenuto di una scatola dimenticata: un gruppo di vecchie cornamuse rinsecchite! Ma questa scoperta, apparentemente così casuale, cadde proprio al momento giusto. Da anni, infatti, l’etnologo Mats Rehnberg (1915/1984) stava rincorrendo le orme linguistiche della presenza di una cornamusa in Dalarna e immaginatevi la sua espressione di fronte a questo imprevisto ritrovamento…

Ammetterete che una partenza di questo tipo è avvincente come la trama di un film ben congeniato. Una trama geniale che si basa su un fatto reale con una conseguenza determinante per lo sviluppo successivo degli studi su questo strumento: un articolo di Rehnberg[2] che per decenni rappresenterà il punto più alto delle conoscenze sulla säckpipa.

Tuttavia con gli aneddoti non si fa la storia e le cose nella realtà sono molto meno casuali di quanto pensiamo. Non solo già negli anni ’30 era risaputo che mancasse un tassello nella conoscenza delle tradizioni musicali di questo paese, ma questa assenza era colmabile non solo dalle elucubrazioni teoriche di alcuni ricercatori ma anche, più semplicemente, dalla diretta osservazione. Sebbene la tradizione strumentale cominciò a declinare già a fine ottocento, qualche suonatore di säckpipa rimase infatti in vita fino alla fine degli anni ’40 (Gudmund Nils Larsson)!

Ma accantoniamo gli aneddoti e veniamo alla storia.

 

 

La storia…

 

A Lund, nel sud della Svezia, ci fu negli anni ’70 un ritrovamento molto particolare: una parte di un chanter di una cornamusa, con foro leggermente conico e quattro buchi, risalente probabilmente intorno all’anno 1000. A questa parte probabilmente si univano altri pezzi che malauguratamente non furono mai ritrovati. Se vogliamo dunque avere un’idea più completa della presenza e della struttura di una antica cornamusa nordica, dobbiamo prendere la nostra auto o la nostra barca e fare rotta verso alcune particolari chiese con sguardo attento agli affreschi e bassorilievi presenti. Interessanti raffigurazioni del XIV secolo le possiamo trovare, ad esempio, nella chiesa di Martebo sull’isola di Gotland o nella cattedrale di Uppsala: qui potremo trovare rappresentazioni di pastori e buffoni con strumenti che, in qualche caso - come nelle raffigurazioni più antiche di questo strumento - mancano di bordoni. Ma le povere caratteristiche organologiche che si possono trovare, probabilmente dipendono più dalle conoscenze degli artigiani/artisti che lavoravano a queste chiese, e che potevano arrivare da diverse regioni europee, che dalle vere caratteristiche degli strumenti effettivamente presenti in queste lande. Gli affreschi successivi (XV e XVI secolo), generalmente di argomento biblico, offrono alla vista due tipi di strumenti:  uno più semplice e senza bordone e un altro con chanter conico e un bordone che generalmente si posa sulle spalle ed è rivolto verso il dietro.  

Le parole e l’analisi di Per Gudmundson[3] ci permettono di capire come già in questo periodo la cornamusa fosse comunque associata ai ceti più umili, sicuramente all’interno di un quadro di valori (quelli in voga allora nel mondo ecclesiastico e nobiliare) che vedevano al vertice gli strumenti a corde. In questa fase storica possiamo trovare anche ulteriori indicazioni scritte (ad esempio nel lavoro di Olaus Magnus[4]) che cominciano a indicarci qualche nome: bälgpipa (forse il termine più arcaico) e, finalmente, säckpipa. Ma la scarsa considerazione di questo strumento negli occhi dei ceti più abbienti, come indicato da Gudmundson, avrà conseguenze nei secoli successivi. Dal XVII secolo, infatti, la cornamusa comincerà a perdere terreno nei confronti dello strumento più in voga allora, il violino. Solo in poche zone della Svezia la pratica rimarrà viva ancora qualche secolo (Småland, Sörmland, Värmland e Dalarna) - almeno secondo le testimonianze dei viaggiatori in epoca romantica. Tanto che la cornamusa che oggi è conosciuta e utilizzata – e che si impose all’attenzione attraverso il ritrovamento museale di cui abbiamo parlato - probabilmente è strettamente legata a ciò che rimase proprio nel Dalarna e in particolare nelle zone di Mockfjärd, Floda, Nås, Venjan e Järna (con nomi come pipsäck, spelposo, bälgpipa,…). Fu proprio nel paese di Dala Järna che la cornamusa sopravvisse per più tempo, fino ai primi decenni del novecento: i cornamusisti erano tradizionalmente utilizzati come accompagnamento di attività lavorative e lo strumento era così diffuso che ancora oggi si ricordano i nomi di due musiciste donne, Or Anna e Hol Britta. Di questa zona è, appunto, il già nominato Gudmund Nils Larsson.

 

 

 

Lo strumento…

 

Diciamo subito che lo strumento che conosciamo oggi, come vedremo nei capitoli successivi, è in fondo un compromesso fra le diverse cornamuse conservate e la necessità di avere uno strumento funzionante e adatto a suonare con altri musicisti[5].

I diversi modelli antichi avevano comunque caratteristiche simili: un sacco di dimensioni ridotte, un bordone di dimensioni simili a quelle del chanter e un tubo d’insufflazione piccolo. Se poi a queste aggiungiamo anche la presenza di un bordone libero e la sua posizione trasversale durante l’esecuzione musicale viene subito da pensare alla stretta affinità organologica alla famiglia di cornamuse dell’Est Europa.

Altre caratteristiche tradizionali sono poi le camerature cilindriche di chanter e bordone e la presenza in entrambi di ance singole che originariamente erano fatte con l’unica canna autoctona adatta, la Phragmites australis (oggi si usano generalmente canne d’importazione).

Tuttavia la caratteristica più evidente di una säckpipa - se vogliamo mantenere questo nome per identificare la cornamusa svedese - che può notare anche chi non è avvezzo ai più reconditi problemi di cameratura o di costruzione delle ance, è la scanalatura, l’avvallamento che si trova in corrispondenza di ogni foro (tradizionalmente sei sul davanti ed uno dietro per il pollice) e la serie di piccoli fori per l’accordatura.

Le variazioni odierne sullo strumento partono priprio dai fori: alcuni fori aggiunti per ottenere altre note (ad esempio per ottenere il C# nello stesso avvallamento del C) o addirittura una piccola chiave (più usuale nelle accordature in G che in A).

Altre innovazioni sono quelle relative alle tonalità (oggi è possibile poter suonare in tonalità diverse: A minore o maggiore, F# minore, D maggiore, G maggiore e E minore) e al tentativo di rendere più comodo e pratico l’uso dello strumento. Ad esempio si è reso il bordone più facilmente  accordabile attraverso un sistema a coulisse ed è stata rovesciata la sacca mettendo il pelo all’interno (rispetto ad alcuni modelli più arcaici).

 

Ma come viene suonata una säckpipa?

Difficile a dirsi vista la mancanza assoluta di registrazioni di suonatori tradizionali. Non è chiaro quale debba essere, ad esempio, la diteggiatura. Alcuni musicisti utilizzano delle mezze chiusure così da permettere di simulare pause e staccati. In questo caso l’illusione del “silenzio” è data dal fatto che il bordone è accordato alla stessa nota ed ottava della nota più bassa del chanter (quando i suoni si sovrappongono si ha l’impressione che il chanter non suoni più).

Il repertorio di questi strumenti non è molto vasto a causa della loro limitata scala musicale: in molti casi per poterli suonare è necessario adattare la linea melodica. Anche le melodie che ci sono giunte come associabili alla cornamusa, sono per lo più trascrizioni di violinisti: ad oggi non si può affermare con certezza che esistesse in passato un vero repertorio specifico per la säckpipa. E comunque questo repertorio doveva essere combinato con quello violinistico: prima di essere soppiantata dal violino, la cornamusa rimase molto probabilmente per molto tempo il principale partner musicale di questo cordofono ad arco.[6]

 

----------fine prima parte----------



[1] « Sweden », introduzione alla musica tradizionale svedese in World Music (Rough Guide)

[2] Mats Rehnberg, “Säckpipan i Sverige”, Stockholm 1943.

[3] “Les cornemuses et leur places dans la musique populaire suédoise hier et aujourd’hui”, Atti del Symposium International sur la Cornemuse, La Haye 1988

[4] Historia de Gentibus Septentrionalis, Rome 1555

[5] Questa parte dell’articolo deve molto a “Den svenska säckpipan”, sito dedicato alla sackpipe e curato da Olle Gällmo (user.it.uu.se/~crwth/bagpipes/swedish/index.swe.html)

[6]  “Les cornemuses et leur places dans la musique populaire suédoise hier et aujourd’hui”, Atti del Symposium International sur la Cornemuse, La Haye 1988