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Sackpipa II

 

 

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Northern traditions

 

Questa  recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)

Gli strumenti del freddo nord

5°puntata

 

La cornamusa

Dalla säckpipa al torupill: viaggio attraverso le cornamuse del nord

2° parte

 

Continuiamo il percorso tra le cornamuse arrivando finalmente a dare uno sguardo anche oltre i confini svedesi… La terza parte, vi ricordo, comprenderà invece l’intervista al musicista svedese Per Gudmundson.

 

articolo e ricerca a cura

 di Tiziano Menduto

 

Il revival…

 

Il revival della säckpipa svedese ha avuto due diverse fasi nel XX secolo.

Da un lato la scoperta di questi strumenti originali negli anni ’40, con l’interessamento precedente di Rehnberg e la conseguente entrata sulla scena di altri personaggi, dall’altro il rinnovato interesse (più pratico e meno storico) nato nel fermento di quel movimento revivalistico e politico che interessò negli anni ’70 buona parte dell’Europa occidentale.

Tra i personaggi nuovi, subentrati dopo la prima fase, è necessario ricordare sia il già citato Gudmunds Nils Larsson, intervistato più volte da Rehnberg, che Ture  Gudmundson (1908 – 1979), un insegnante di musica che attraverso l’articolo di Rehnberg e l’aiuto di Gudmund Nils riuscì a costruirsi una cornamusa suonabile. Con questa registrò nel 1948 due brani per la radio svedese, brani che per  decenni rappresentarono l’unica registrazione disponibile di una cornamusa svedese.

Anche altre persone successivamente tentarono di costruirne nuovi esemplari (Henry Höög de Norrköping, Åke Egevad,…) ma fu solo quando, come conseguenza del movimento di revival degli anni ’70, a quest’opera di ricostruzione e promozione si avvicinarono anche Leif Eriksson, falegname e liutaio del Dalarna, e Per Gudmundson, violinista, che iniziò per la cornamusa svedese una nuova vita.

Leif Eriksson cominciò a lavorare seriamente attorno alla säckpipa dopo che il Museo del Dalarna a Falun gli propose di ricostruirla partendo da un vecchio esemplare che, conservato al Museo da anni, proveniva da Venjan. In questa fase la vita di Leif si incrociò perfettamente con quella di Gudmundson che da violinista era stato più volte attirato dalla curiosità  di sapere a quale strumento erano destinate le musiche indicate come “melodia per cornamusa”. Nel 1981 il primo strumento fu costruito e diversi altri ne seguirono in breve tempo. In Svezia, infatti, la musica a bordone cominciava ad avere un grande seguito e le richieste di strumenti aumentavano. Ma non era sufficiente costruirne nuovi esemplari (ad oggi Leif Eriksson ne ha costruite più di 400!), era importante anche farne sentire il suono. In questo fu fondamentale l’opera di Per. Già ottimo violinista, cominciò ad alternare nei suoi concerti l’uso del violino con quello della cornamusa. La diffusione di un suo cd (intitolato semplicemente “Säckpipa”), l’interessamento di qualche festival, della radio e della televisione fecero il resto.

Nella storia successiva anche altri personaggi (come i liutai Bengt Sundberg o Alban Faust ) contribuirono, e lo fanno tuttora, alla promozione di questo strumento.

Il caso di Alban Faust è molto particolare. Alban è un artista tedesco che,  profondamente attirato dalla musica del nord, si trasferisce a vivere su una scogliera svedese per poter suonare e costruire cornamuse svedesi (e insegnarne la tecnica). Ma Alban, come tutti i costruttori precedenti, non si limita a ricostruire la säckpipa secondo il modello del Västerdal, ma costruisce anche cornamuse innovative destinate alla musica tradizionale svedese (ad esempio una Dalslandspipa) con innovazioni che si distaccano notevolmente dai modelli di partenza (più bordoni, cameratura conica, mantice,…).

In questi ultimi anni, tuttavia, gli sforzi di Eriksson – che pubblicò nel tempo anche un manuale per giovani costruttori di cornamuse – hanno spinto anche i singoli musicisti ad avere un rapporto molto attivo con il  proprio strumento. Oggi quasi il venti per cento di  loro riesce a costruirsi la propria cornamusa, ma quasi tutti riescono a farsi le ance o a personalizzare il proprio strumento con piccoli accorgimenti[1].

 

 

I musicisti…

 

Se è sul finire degli anni ’70 che il revival cominciò ad occuparsi più attivamente di ricostruzione di cornamuse suonabili, fu solo tra gli anni ’80 e i ’90 che cominciarono anche a moltiplicarsi i musicisti. E’ il periodo in cui si sviluppa sempre più l’interesse per la musica a bordone, in cui gruppi come gli Hedningarna[2] (Anders Stake, Björn Tollin e Totte Mattsson) superano precocemente la fase della riproposizione storica cominciando a mescolare cornamuse, nickelharpe e altri strumenti antichi a sonorità moderne in fusion di grande impatto musicale. E Anders Stake in particolare  (alias Anders Norudde) con la säckpipe porterà avanti anche altri progetti musicali: a solo (“Kan Själv!”), nel quartetto (con ben tre cornamusisti!) F(i bordoni delle montagne blu) o come accompagnatore di altri artisti, come Ulrika Boden.

In breve tempo i musicisti e i gruppi a usare questo strumento diventano molti. Ad esempio i Simon Simonsson Kvartett con Stefan Ekedahl, i Dalsland Trio con Alban Faust, i Lure con Harald Pettersson, gli Svanevit con  Erik Ask-Upmark, ma anche i gruppi Sågskära, Faust, Galtagaldr, Herr Arnes Penningar Senza contare le esperienze di Olle Gällmo e del mai abbastanza citato Per Gudmundson, la cui attività, in coppia con Ola Bäckstrom o insieme allo splendido gruppo dei Frifot, è ancora  un riferimento per chi si avvicina per la prima volta allo strumento.

 

 

Altre cornamuse nordiche…

 

Una delle prime prove della presenza della cornamusa in Europa è un incisione in legno  che si trova in una chiesa tedesca e che risale al IX secolo. Durante tutto il medioevo questo strumento si diffuse nel continente un po’ dappertutto creando un numero altissimo di varianti regionali[3]. Dunque se ad oggi solo in Svezia – tra i paesi nordico-scandinavi – è stato possibile studiare e ricostruire un modello regionale di cornamusa, nulla ci impedisce di pensare che altre cornamuse dovevano esistere anche  nei paesi vicini.

In Danimarca[4] recentemente è stata ricostruita una cornamusa seguendo alcune rappresentazioni  del sedicesimo secolo e le indicazioni del libro “Säckpipan i Nordan” che dedica a questa cornamusa un intero capitolo. I bordoni sono due e di uguale lunghezza, la cameratura del chanter è cilindrica e l’ancia è molto larga. Tra coloro che hanno ripreso questo strumento è da ricordare Jens Romme, Julian Goodacre (come costruttore) e Keld Nørgaard (nel gruppo Lang Linken).

Non conosco invece alcun studio o ricostruzione riguardo alla sekkepipe (cornamusa) norvegese, anche se è sicuro che sia stata presente e che fosse probabilmente simile a quella svedese. Ed infatti un modello simile alla säckpipa, con alcune variazioni apportate da Alban Faust, è quella che suona il norvegese Malvin Skulbru.

Riguardo alla Finlandia[5] le vicende della cornamusa si innestano a quelle dei territori più a est, le zone occidentali della Russia e i paesi baltici, dove la cornamusa era in passato molto diffusa. Un viaggiatore finlandese, Mathew Guthrie racconta nell’ottocento della presenza in Russia di una cornamusa del suo paese, chiamata dai russi volynka.

Ma è proprio nei paesi baltici che la vitalità di questo strumento sembra sia stata più longeva. In Estonia[6], ad esempio, una cornamusa di nome torupill  - con insufflatore e da uno a tre bordoni – fu utilizzata diffusamente fino alla metà del XIX secolo, tanto da permetterci di in contrare ancora suonatori fino agli anni ’60 del XX. Il repertorio aveva da un lato molti elementi in comune con il repertorio delle antiche “canzoni runiche” estoni, dall’altro subiva probabili influenze della cultura svedese, almeno seguendo il testo di alcuni canti a ballo. Questi repertori vennero però piano piano assorbiti da altri strumenti, violino, fisarmonica, kannel (una sorta di cetra) che avevano possibilità tecniche innovative. Dopo un recupero negli anni ’70, che ha permesso di non farlo cadere nell’oblio, il torupill si può ascoltare oggi suonato da musicisti come O.Roomet, Ants Taul, Alfred Nurmik ed Ain Sarv.

 

 

 

 

-------fine seconda parte------

 

 

 

 



[1]”The Swedish Bagpipe”, GunnarvTernhag, 2004

[2] Dan Lundberg, “Swedish folk music: from village greens to concert platforms”

[3]”Swedish Bagpipes: a short history of the bagpipe”

[4] Julian Goodacre

[5] “The Eastern Drone: a look at folk music and peasant culture through an examination of the bagpipes of Russia , Estonia and Poland ”, Colin Everett

[6] “The estonian bagpipe”, Igor Tonurist