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Northern traditions

 

Questa  intervista è pubblicata per gentile concessione della rivista   

“Folk Bulletin: musica, danza, tradizione”.

 

 

Dalla ricerca alla promozione...

Storia del felice incontro tra istituzioni, radio e cultura in Svezia

 

Intervista a cura di Tiziano Menduto

 

Tre anni fa mi arrivò a casa, come conseguenza di alcuni contatti con etichette e istituzioni svedesi, un piccolo pacchetto. Conteneva un box di 7 dischi promozionali prodotti in Svezia per il mondo giornalistico.

Chi era riuscito, e con quali fondi, a produrre una tale meraviglia senza alcun scopo diretto di lucro?

Uno di questi dischi, inoltre, riportava estratti di una collana dell’etichetta Caprice dedicata alla musica tradizionale: quasi 30 titoli, dalle registrazioni sul campo dei primi del novecento alle esperienze più recenti di fusione con altri generi musicali!

Quale era il pubblico di una collana così specialistica e ricca?

Quale la causa di tale intreccio tra ricerca, promozione e diffusione della musica tradizionale in Svezia?

Questa intervista che segue nasce proprio dal desiderio di rispondere a questi quesiti.

A rispondere alle mie domande una triade di persone molto competenti. Kalle Tiderman, interprete, giornalista della radio e della rivista Lira; Tornbjörn Ivarsson e Mats Einarsson, produttori della Radio e dell’etichetta Caprice (Tornbjörn è stato anche il curatore della raccolta dedicata alla Svezia dell’etichetta francese Ocora).

 

Ascoltando e leggendo le note dei CD della Caprice dedicati alla musica tradizionale svedese si intuisce l’importanza del lavoro che questa etichetta ha fatto per il recupero e la valorizzazione delle tradizioni svedesi. Quale è stato l’effettivo peso di queste registrazioni?

 

Intanto tutto è dipeso da due cose: dalle registrazioni di Yngve Laurell, un etnologo che tra il 1913 e il 1920 intraprese le sue ricerche, prima ancora che nascesse la Radio svedese, e dall’importanza in Svezia che ha avuto l’uso del fonografo.

Alcuni nel passato avevano provato ad ascoltare i musicisti e trascrivere i brani ma in una maniera classica. Invece Laurell, che era etno-musicologo e viaggiava molto, sviluppo’ un interesse per la tecnologia moderna, per il fonografo, e cominciò a registrare molte cose, non solamente svedesi.

Tuttavia non fu il solo a utilizzare forme moderne di ricerca nel campo della musica tradizionale. Negli anni ’50 ci fu anche un altro personaggio, Matts Arnberg, che cercò di avvicinarsi alla musica tradizionale senza gli occhi del musicista classico. Cominciò a interessarsi non solamente alla musica, ma anche ai musicisti: si recò da loro per ascoltarli e per conoscerli, almeno quelli che in quegli anni suonavano ancora.

Matts Arnberg è morto da diversi anni, ma la sua storia è importante per capire il connubio tra la radio e le ricerche etno-musicologiche.

Lui era un violinista classico ed entrò nel 1948 nella Radio Nazionale per quella che era la sua attività principale: produttore. Ad un certo punto andò ad una festa di musica tradizionale in campagna e rimase colpito. In questa festa trovò qualcosa di straordinario e decise di fare una trasmissione su queste musiche.

Inizialmente non fu semplice e la cosa si sviluppo solo più avanti nel tempo.

Sicuramente l’interesse effettivo della radio per questo mondo è partito, in realtà, con questa persona e dai suoi interessi. Ecco per noi il collegamento tra la tradizione e la radio è rappresentato proprio da Matts Arnberg.

 

 

E l’etichetta Caprice è collegata alla Radio? Fa parte della Radio Nazionale svedese?

 

R. Si. La Caprice ha una relazione stretta sia con la Radio svedese che con un’organizzazione che organizza concerti, tournee di gruppi che hanno a che fare con la tradizione o più genericamente con la musica popolare.

La Caprice rappresenta un po’ la cultura ufficiale dello stato svedese. E’ una sorta di casa della musica, di organizzazione nazionale che nel passato ha fatto molte registrazioni che poi sono diventate dischi in vinile negli anni ‘70 fino ad arrivare alla produzione degli odierni CD che, rispetto agli originali dischi, contengono anche diversi brani inediti.

La Caprice ha anche pubblicato materiale che arriva da un importante Archivio Nazionale della Canzone Tradizionale, dove sono raccolte canzoni e melodie. In questo archivio sono presenti anche le registrazioni effettuate da Matts Arnberg nelle case, nelle cucine dei suoi informatori.

In Svezia la promozione della musica tradizionale dipende molto da queste tre entità, la Caprice, la Radio e l’Archivio di stato. 

Nella vostra collana “Folk Music in Sweden” si trovano però anche musiche più moderne e incontri di generi diversi...

 

Beh, per esempio sono stati pubblicati CD, come “Folk Music in Transition”, che riportano molti brani nuovi, una selezione di ciò che nell’esplosione musicale di questi ultimi dodici anni è stato prodotto.

 

 

C’è anche un interessante disco, “Avventura nel jazz e nel folk”, che riguarda un’interessante sperimentazione jazzistica operata negli anni ’60...

 

Sì, questo tuttavia è proprio uno dei CD più classici nella produzione Caprice. Ci sono dischi molto più recenti come l’ultimo ( “Joik”  3Cd, ndr) dedicato alle esperienze vocali del popolo Sami.

 

 

Torniamo a parlare del vostro rapporto, come giornalisti, come produttori, con la ricerca. L’interesse che ha la Radio svedese e la Caprice per la tradizione dipende dalla presenza in radio di persone “illuminate” o da un interesse più generico del governo svedese verso queste culture?

 

Intanto questo rapporto tra la ricerca e la promozione è una caratteristica, in realtà, di molte parti del Nord: la Finlandia, sicuramente la Svezia, ma ancor più la Norvegia.

E’ un interesse, supportato da fondi nazionali, che dipende in buona parte dalla politica culturale del governo e che è venuto aumentando notevolmente in questi ultimi anni.

A volte quest’interesse si accompagna ad aspetti magari meno culturali e più pittoreschi come i costumi nazionali, le renne, le feste popolari,... 

Tuttavia trovo che in Svezia una cosa significativa è che, per quanto l’ascolto della musica tradizionale è ancora un fatto assolutamente minoritario, tutti sono d’accordo nel ritenere che questa musica sia qualcosa d’importante per la nostra cultura.

Questa situazione, come dicevo, è ancora più evidente in Norvegia e in Finlandia. Un festival come quello di Kaustinen in Finlandia presuppone stanziamenti anche maggiori rispetto ai festival svedesi.

 

 

In buona parte dell’Europa la tradizione e il mondo che la esprimeva sono morte. Spesso ciò che ancora oggi accade intorno ad essa è solo revival. Questo vale anche per la Svezia?

 

In Svezia il mondo della tradizione e del revival spesso sono convissuti parallelamente. Molta musica tradizionale in Svezia è appresa nelle scuole, nelle università, nelle accademie. In queste realtà molti giovani possono studiarla e suonarla.

Il rapporto di tutto questo con la tradizione è una grande questione ancora da definire.

Ma parallelamente a tutto ciò esiste anche qualcosa che si può definire tradizione vivente. E’ qualcosa forse di residuale, non di evidente come in Norvegia. Là non ci sono state registrazioni e trascrizioni come da noi. La conservazione del patrimonio musicale norvegese non è mediata da interventi esterni, da interventi che registrando o trascrivendo comunque fermano il tempo, la naturale evoluzione di una cultura...

In Svezia esiste inoltre anche una musica che non è legata principalmente alla tradizionale violinistica. Una musica che è suonata, ad esempio, dalla fisarmonica; che è cantata, che è danzata durante le feste. E’ una musica che segue una sua evoluzione particolare.

Per comprendere quanto sia difficile definire viva o morta la tradizione, si potrebbe fare l’esempio del kulning (tecnica vocale nata come richiamo per il bestiame ed oggi usata spesso nella musica tradizionale e non , ndr). Questa tradizione è morta, ma è stata rivitalizzata come musica ufficiale per manifestazioni ufficiali come inaugurazioni di festival, istituzioni, celebrazioni reali,... Ci sono anche corsi: il kulning oggi si può apprendere.

La cosa difficile a definirsi è che oggi, dopo la morte di questa tradizione, ci sono molte più persone che conoscono questa tecnica che non cent’anni fa. Certo non è più la tradizione antica, ma è una forma nuova di tradizione.

 

 

Ma non è cambiata la società che esprimeva questo tipo di tradizione?

 

Certo, non è più la stessa tradizione. Oggi è tutto diverso, la tradizione che ciascuno può incontrare non è più solo quella locale, della propria regione. La musica che si può ascoltare è anche quella cinese, quella yugoslava,... Si può avere accesso agli archivi, ascoltare i dischi, magari la stessa musica registrata da Arnberg.

Certo non è una tradizione che non è cambiata, che non è stata toccata...

 

 

Qual è il pubblico che oggi in Svezia ascolta la musica tradizionale?

 

Oggi, rispetto ad anni fa, forse le attività mirate alla musica tradizionale sono proporzionalmente aumentate rispetto agli altri generi di cui si occupa la radio, la musica classica e la musica jazz. E il pubblico è cambiato. Molti giovani la seguono.

Le persone che ascoltano i dischi nuovi, i dischi più recenti dedicati alla contaminazione tra i generi, sono persone giovani, non sono persone anziane. E sono questi stessi giovani che vogliono apprendere, capire come i musicisti suonano.

Sicuramente questa informazione è permessa proprio dalla radio attraverso tutte le sue registrazioni, pubblicate e vendute. Ma è permesso anche dal fatto che questa radio è una radio nazionale, non ha interesse di lucro ed è quasi normale che abbia un occhio di riguardo per la cultura svedese.